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20 dicembre 2012

Vademecum

Migrazioni riformiste

In un e-book pubblicato su www. neodemos. it, il demografo Massimo Livi Bacci ragiona su come gestire l’immigrazione. Fuori da estremismi e ideologie
immagine documento L’immigrazione è oramai una componente importante del ricambio, o rinnovo, della società. Un ricambio che può essere biologico (attraverso le nascite) o sociale (con la cooptazione di nuovi membri, cioè tramite l’immigrazione). Ebbene, in questo secolo, tra un quarto e un terzo del processo di rinnovo avviene attraverso l’immigrazione. Né potrebbe essere diversamente, sempre che non vogliamo una base demografica in continuo declino, una società progressivamente contratta, una base produttiva ristretta. Tuttavia si ha l’impressione che non esista una chiara consapevolezza nell’opinione pubblica che l’immigrazione è un fenomeno che caratterizzerà a lungo la società presente e futura. E che dal modo in cui costruiremo le regole di ammissione e di convivenza degli immigrati dipenderà anche il modello di società nel quale figli e nipoti vivranno. E che, infine, a una domanda di immigrazione sostenuta da fattori strutturali, non si può rispondere con politiche di breve periodo, come se essa fosse legata a fattori transitori o congiunturali.
Di fronte al fenomeno migratorio, gli italiani sono disorientati, e ancor più lo sono coloro che si riconoscono in valori riformisti. La destra ha poche e sommarie certezze che fanno, come è noto, presa: l’immigrato lavoratore sia ammesso – se, e quando, serve – ma sia sottoposto a un frequente rinnovo del permesso di soggiorno, che è anche uno strumento di controllo; si dosino parsimoniosamente i suoi diritti sociali; venga escluso dai d i - ritti politici; gli sia reso difficile l’accesso alla cittadinanza. L’immigrato lavoratore, che resta poco nel paese, rende bene, costa meno, non compete nell’arena politica, chiede più raramente il ricongiungimento familiare, non diluisce i “valori” nazionali. Questa offerta politica è condivisa da larghe fasce della popolazione, e non solo da quelli che hanno una visione retriva del mondo.

Per superare le incertezze
L’offerta politica dei riformisti è assai meno chiara. O meglio, è chiara – anche se ha bisogno di qualche affinamento – per quanto riguarda i temi dell’inclusione e dell’integrazione, dei diritti politici e di cittadinanza (...). Ma è carente su un aspetto cruciale, che investe le politiche dell’ammissione legale nel nostro paese, e che è di grande rilevanza per l’opinione pubblica. In che modo si governano gli ingressi legali, e come si determina chi viene ammesso e chi no? Chi ha diritto di scegliere il numero e i profili degli immigrati? Chi sarà il nuovo vicino di casa, il nuovo compagno di scuola o di lavoro, il nuovo abitante del quartiere? In che modo e con quali procedure si garantisce che l’immigrazione non determini l’indebolimento della comunità, l’erosione dei diritti sociali, l’usura dei servizi pubblici? Ora, l’argomentazione della risposta «senza immigrazione l’economia ne soffrirebbe – e con essa, alla lunga, anche la comunità, i diritti, i servizi pubblici, la scuola»– è una risposta in astratto giusta, ma zoppa e asimmetrica. Il degrado della comunità è immediatamente percepito e personalmente sofferto; l’economia è invece un’entità misteriosa e lontana. I riformisti hanno urgente necessità di definire la loro posizione in materia, di stabilire principi solidi, di informarne la pubblica opinione e il proprio elettorato. In situazione particolarmente difficile si trovano quegli amministratori locali appartenenti all’area riformista che operano in territori ad alta intensità migratoria nei quali le inevitabili difficoltà generate dal fenomeno si compongono con la scarsità di risorse, aggravata dalla recessione in atto. Essi debbono trovare nelle posizioni riformiste un sostegno robusto; non trovandolo rischiano di cercare riparo in atteggiamenti securitari che, seppure graditi ad una parte dell’elettorato, non portano lontano.

Radicamento
L’esperienza storica dimostra ampiamente che, nel lungo andare, l’immigrazione prevalente è quella di “radicamento”; che anche chi ha programmi di più corto termine, se messo nelle condizioni di farlo, modifica spesso i suoi piani dal breve al lungo termine (...). Va infine considerato il fatto che l’apporto dei migranti non può valutarsi solo sul “tempo” di lavoro. Il valore del lavoro di un migrante che permane cinque anni è superiore al valore del lavoro di cinque migranti, ciascuno dei quali permane un solo anno. E, ancora, il datore di lavoro privilegia l’apporto del migrante che, crucianel tempo, da buona prova di sé, ed è riluttante ad affidarsi a una rotazione veloce. Infine, il migrante che si radica è meno vulnerabile, investe sulla propria integrazione e su quella dei propri figli, è a minor rischio di esclusione, abbassa i rischi di conflittualità.
Nel nostro paese l’immigrazione è strutturale e tende a divenire un’immigrazione di insediamento e popolamento. Che in qualche misura pone rimedio alla debolezza demografica che tende a trasformarsi in debolezza sociale. Nonostante la legge vigente abbia privilegiato un’immigrazione di breve periodo, legata alla durata dei contratti di lavoro, gli immigrati di lunga residenza (con più di 5 anni di residenza legale) superano la metà degli stranieri regolari. Sono pezzi di società che da altri paesi si trapiantano nel nostro e che sono destinati a diventarne parte integrante.
Che si sostituiscono ai vuoti che si determinano tra gli autoctoni, non solo per rimpiazzarli nel lavoro, ma per sostituirli nella complessa vita sociale (...). Insomma non immigrazione per lavoro, ma immigrazione di insediamento, di popolamento, di cittadinanza. Ma se questo è lo sbocco definitivo di ogni migrazione di massa, che magari ha superato un percorso tortuoso e irto di ostacoli, perché la società di arrivo pretende che l’immigrato sia “temporaneo” o comunque non ne incoraggia la stabilizzazione o il radicamento, allora ne risultano alcune chiare implicazioni per la politica.

Quali politiche
Fissiamo qui di seguito, dunque, alcuni punti fondamentali per il ridisegno della politica migratoria.
Primo. La politica migratoria deve essere molto articolata perché le motivazioni della migrazione, le condizioni del migrante, le particolarità del mercato del lavoro sono molteplici e non possono essere ridotte a un modello standard. Secondo. Vanno privilegiate le modalità di migrazione orientate al lungo periodo e vanno rese possibili o agevolate quelle trasformazioni che segnalano la volontà di un’integrazione: da studente a lavoratore; da stagionale a dipendente. Terzo. Va ulteriormente migliorata la condizione giuridica dei lungoresidenti, ammettendoli, tra l’altro, all’elettorato attivo e passivo nelle consultazioni politiche locali. Rendendoli dunque pienamente partecipi alla vita sociale della collettività nella quale sono inseriti. Quarto. Va sottratto alla discrezionalità e reso percorribile il cammino che conduce alla cittadinanza, fissando con chiarezza i requisiti e i tempi. L’accesso alla cittadinanza deve diventare l’esito normale – e non eccezionale – del percorso migratorio di chi è orientato a passare la propria vita, assieme ai propri figli, nel paese di adozione. Quinto. Infine è prioritaria la saggia adozione dello jus soli per i nati in Italia da genitori stranieri, o per i figli di stranieri nati all’estero ma formati e scolarizzati in Italia. Occorre naturalmente prevenire abusi o improprie forzature, per cui è necessario che uno o ambedue i genitori abbiano un minimo di “anzianità” di residenza legale effettiva. Ma si deve imporre chiaro il principio che chi nasce, cresce e vive nel nostro paese non deve soffrire di quel “discrimine” costituito dalla mancanza della cittadinanza. È prioritario per costruire una vera coesione sociale e per attenuare le disuguaglianze tra le nuove genewrazioni che ai figli di stranieri sia tolta, almeno, disuguaglianza giuridica.

(Il testo integrale Migrazioni, Vademecum di un riformista, sul sito www.neodemos.it)


(Leggi anche: Immigrati, perché non scegliere?)

commenti (1)

da magnagrecia inviato il 20/12/2012 alle 20:47
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html



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