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Europa.it quotidiano

Editoriale della Direzione
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15 novembre 2012

Una risposta politica a questa crisi

Gli incidenti, le sassaiole, le provocazioni contro le forze dell’ordine, le cariche con i loro eccessi: tutto questo fa parte di un rito pericoloso e vano, estenuante, immodificabile nei decenni. Che invece la protesta contro le politiche di austerità conquisti una dimensione continentale, e richiami nelle piazze tante persone e tantissimi giovani, anche questo certo ha una sua ritualità però segna un cambio di clima in Europa.
Parlando dell’Italia, si può dire così: le politiche di rigore di bilancio non potranno che protrarsi nel tempo. Hanno però bisogno di essere rielaborate, corrette, proposte e difese davanti al paese da un governo e da un parlamento radicalmente rilegittimati. La necessità di una investitura popolare è stata fin qui evocata rifacendosi a valori generali, importanti ma astratti. Qui, oggi, emerge concretissima una primaria esigenza politica: gli italiani – anche quelli che protestano, per certi aspetti soprattutto loro – hanno bisogno e diritto di associare le scelte che li riguardano a una classe politica e di governo democraticamente eletta.
Credo che quando Bersani avverte che non potrebbero nascere alcuna grande coalizione e alcun nuovo governo da uno stallo postelettorale intenda questo: che qualsiasi coalizione e qualsiasi governo, per quanto ampi e tecnici possano essere, devono scaturire da un voto che individui maggioranze e opposizioni riconoscibili.
La rabbiosa reazione di Pdl e Lega alla convocazione delle regionali a febbraio vale come conferma che lo scenario di un risultato netto alle elezioni politiche è ormai considerato il più probabile.
C’entra assai anche il poderoso salto di attenzione che si registra intorno alle primarie del centrosinistra; il successo del dibattito televisivo; la conseguente invasione mediatica da parte dei candidati, tutti ora attenti a consegnare un messaggio di unità nella competizione; il venir meno delle paure (anche alimentate ad arte) che la visibilità e la forza di Matteo Renzi possano nuocere al Pd, preoccupazione che Bersani con lungimiranza ha sempre respinto.
Dunque ci sono motivi e spinte sociali al cambiamento. C’è un assetto politico (ancora insufficiente) che può rispondere a queste spinte. Le tappe elettorali sono lì, ormai imminenti. E però sappiamo che è proprio quando tutto appare leggibile e lineare, che si annidano il rischio dell’errore e l’insidia della mossa che ribalta: occhi aperti.

@smenichini

commenti (3)

da magnagrecia inviato il 15/11/2012 alle 1:31
Temo che l'articolo del direttore Menichini pecchi in parte di miopia e in parte di errore di bersaglio. Di miopia, perché focalizza il discorso su di un ambito troppo limitato, quasi avulso dal contesto di uno scenario di crisi mondiale, ma soprattutto europea e occidentale in cui va invece collocato. Errore di bersaglio, perché individua nei politici gli esclusivi terminali della domanda di soluzioni alla crisi stessa, che invece deve coinvolgere i ceti sociali che non solo non hanno quasi partecipato, protetti dal governo del miliardario Berlusconi, allo sforzo nazionale di risanamento dei conti pubblici, ma su di essa hanno lucrato.
La crisi economica sarà dura e lunga (almeno 15 anni) perché è il prodotto del mutamento planetario in atto. Finora, il risanamento è costato agli Italiani la bellezza di 330 mld, iniquamente addossati in gran parte sulle spalle del ceto medio-basso e persino sui poveri. Gli obblighi derivanti e dal fiscal compact (se non saranno opportunamente addolciti) e dal contributo italiano al salvataggio degli altri Paesi UE esigeranno ulteriori, ingenti sacrifici. Ciò che incredibilmente manca in questo editoriale è il benché minimo accenno alla doverosa partecipazione dei ricchi ai sacrifici, quando persino il borghese Monti ha accennato all'imposta patrimoniale.
Il ceto medio e basso ed i poveri (centinaia di milioni di cittadini italiani ed europei) non hanno più un Euro, altro che “cambio di clima”, ora i politici devono far pagare i ricchi, che con la crisi si sono arricchiti sempre più. Questo e non altro vogliono dire le manifestazioni di ieri in tutta Europa. Detto pacatamente: "Ce n'est qu'un debut".

da magnagrecia inviato il 15/11/2012 alle 2:1
Ce n'est qu'un début
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761645.html

da leprechaun inviato il 15/11/2012 alle 16:58
Le élite europee (o meglio: €pee) stanno disperatamente cercando di riesumare le Brigate Rosse. Oh come gli farebbero comodo! "Non ci sono alternative al rigore"!. E dunque, dato che le tasse "sono recessive" (indipendentemente da a chi siano alzate), non c'è che una via d'uscita: ridurre la spesa pubblica (primaria, in modo che possa crescere quella secondaria), e dunque ridimensionare l'intervento pubblico. Privatizzare, vendere, svendere ... tutte occasioni d'oro al solito mercatino della rottamazione dello stato.
Dato che la gente protesta, e dato che lo spauracchio del nemico esterno (la "competitiva" Cina, che come noto nel 3012 governerà il mondo) non spauracchia nessuno (perché fessi sì, ma non fino a questo punto, non esageriamo), servirebbe un bel nemico interno.
Magari, a furia di botte, qualcuno ci casca.
Una nuova Norimberga sarebbe poco, per questa "classe digerente" (più che dirigente).
Anche nel senso che ha uno stomaco di ferro, oltre che peloso.



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