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27 ottobre 2012

L’equità per pochi

Per risolvere il problema degli esodati, mantenendo solo per loro lo status quo previdenziale precedente alla riforma Fornero, un’iniziativa parlamentare bipartisan mira a introdurre un prelievo “di solidarietà” del 3 per cento sulla parte di reddito che va oltre i 150mila euro lordi.
La proposta ha due punti di forza: è semplice da giustificare in termini di equità visto che si chiede di dare di più a chi ha di più (chi oserebbe mai criticare un contributo che si autodefinisce solidaristico?); colpisce pochi contribuenti e quindi è facile da far digerire politicamente (solo lo 0,36% degli italiani che pagano le tasse supera la soglia dei 150 mila euro). Ma, francamente, chi ha a cuore l’equità dovrebbe essere più choosy.
Lasciamo stare se sia questo il metodo più equo per tutelare gli esodati, o se non si debba pensare ad ammortizzatori sociali e servizi mirati per il reinserimento o la ricollocazione, come nel caso dei lavoratori che verranno dopo di loro. E lasciamo stare se sia equo aumentare la progressività del prelievo in un contesto di elevata evasione. Sorvolando su questi due elementi, la proposta fornisce un altro spunto: che cosa significa “equità” nel dibattito italiano su pensioni e welfare? La transizione infinita verso un sistema previdenziale in equilibrio, iniziata da Dini e completata dalla Fornero, ha risparmiato intere generazioni, infrangendo altri due concetti di equità: quello attuariale (ognuno riceve in base ai contributi che ha versato e un rendimento sostenibile) e quello intergenerazionale (nessuna coorte ottiene troppo di più delle altre). Ecco, allora, un’altra proposta che va incontro a questi concetti di equità.
Per ogni pensione, l’istituto previdenziale che la eroga presenti a chi la riceve una semplice statistica: il rendimento implicito dei contributi versati durante la vita lavorativa, calcolato in base all’ammontare della pensione e alla speranza di vita. Per alcuni baby pensionati che ancora ricevono l’assegno con il metodo retributivo, questo rendimento è enorme, tale da far impallidire qualsiasi investimento spericolato e a fronte di nessun rischio.
Accanto al rendimento implicito, l’istituto previdenziale fornisca anche il suo percentile rispetto alle pensioni in essere: cioè, se un individuo si trova nel 99 percentile dovrà rendersi conto che 99 pensionati su 100 godono di un rendimento inferiore al suo. Perché tutto questo? Semplice: per rendere trasparente le iniquità intergenerazionali e attuariali che ancora si annidano nel nostro sistema previdenziale.
Per carità: nessuno propone di cancellare i diritti acquisiti. Ma almeno sia chiaro, quando li si difende al bar o su Twitter, che a volte si tratta di regali acquisiti. Non è l’ammontare assoluto della pensione che conta, ma il suo rapporto coi contributi versati. In alcuni casi, come quello degli assegni molto bassi, il regalo acquisito si giustifica in termini redistributivi: è giusto garantire una vecchiaia dignitosa a chi non ha una storia contributiva sufficiente, scaricandone i costi sulla fiscalità generale. Basta che l’intervento sia trasparente.
In altri casi, come quello degli assegni più sostanziosi, il regalo acquisito è semplicemente un furto intergenerazionale, scaricato sulle spalle dei giovani e futuri lavoratori.
Dopodiché, sulla base di statistiche precise sui rendimenti impliciti, si potrebbe pensare di introdurre un contributo di equità (attuariale e intergenerazionale) in base al quale chi riceve un assegno pensionistico sopra una soglia minima e il cui rendimento implicito è molto elevato paga un po’ di tasse in più.
Per contribuire a finanziare sia gli ammortizzatori sociali dei lavoratori flessibili, sia nuove politiche contro le crescenti povertà di un paese che stagna da due decenni. Insomma: se stiamo cercando l’equità, vale la pena cercarla a 360 gradi.

@TNannicini

commenti (4)

da magnagrecia inviato il 27/10/2012 alle 2:19
"chi oserebbe mai criticare un contributo che si autodefinisce solidaristico?"
Divertente. Contro quello identico deciso dal duo Berlusconi-Tremonti, fu scatenata una vera e propria canea capitanata da direttori ed editorialisti famosi di giornali di destra (Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc,), cui si aggregarono volentieri anche alcuni di sinistra (Menichini e Mineo.) Naturalmente ebbero successo e il governo elevò la soglia minima da 150 mila a 300 mila €.

"ammortizzatori sociali e servizi mirati per il reinserimento o la ricollocazione"
Esistono, ma in Danimarca...

Pensioni. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità [9]).
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

Analisi della spesa pensionistica e proposte di riduzione delle pensioni:
http://www.cobasinpdap.it/wp-content/uploads/2012/07/CRISI.ECONOMICA.E.LOTTA_.PER_.IL_.REDDITO.pdf

Tutto OK, ma con l'avvertenza che gli importi di spesa pensionistica sono al lordo delle imposte, come si ricava da quest’altra analisi:

"Radiografia della spesa pensionistica"
" [...] Usando le definizioni del NVSP la spesa pensionistica nel 2010 era pari a 232 mld. Se consideriamo solo la parte erogata da Enti pubblici, escludendo quindi Casse private, Inpgi ed Enasarco, scendiamo a 228 mld (14,7% del Pil). Questa è la spesa lorda erogata da Inps, Inpdap, Enpals, ma questa spesa contiene una rilevante partita di giro costituita dall’Irpef trattenuta sulle pensioni. Gli Enti erogano ai pensionati gli importi netti trattenendo le ritenute fiscali che versano allo Stato. In base ai bilanci dei tre Enti nel 2010 le somme girate allo Stato per trattenute Irpef sulle pensioni sono state pari a 40,2 mld di euro. La spesa netta per pensioni è stata, pertanto, pari a 187,8 mld di euro. Questo è il valore reale del trasferimento dagli attivi ai pensionati. Gli altri 40,2 mld sono solo una partita di giro tra Enti e Stato.
Del resto la Rgs quando stima gli effetti di tagli o incrementi della spesa pensionistica sui conti pubblici lo fa sempre al netto degli effetti fiscali; altrettanto lo si dovrebbe fare sulla spesa complessiva. [...]".
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1490

da vincenzo martucci inviato il 27/10/2012 alle 11:29
perché non proporre pubblicamente un prelievo di solidarietà a parlamentari e consiglieri provinciali? magari su giornali come repubblica dove le domande politiche agli avversari come berlusconi e formigoni si fanno a tambur battente.... perché non queste?

da paolo fontana inviato il 27/10/2012 alle 15:35
"Per carità, nessuno propone di cancellare i diritti acquisiti".
Nessuno?? Io lo propongo, dove sta scritto che i diritti acquisiti sono intoccabili in alcuni casi ed in altri no?
Chi stava per andare in pensione e gli hanno allungato di tre anni in un giorno, non aveva diritti acquisiti?
Chi è passato dal giorno alla notte dal retributivo al contributivo non aveva acquisito diritti precedentemente?
Visto che il tema è l'equità, e visto che la sua proposta finalmente parla di rendimenti in rapporto alla contribuzione, si taglino tutte le pensioni superiori ad un certo importo, ad es. 2.000 euro, se sono frutto di vecchie norme garantiste e matematicamente sbagliate.
La pensione non è un gratta e vinci.

da Maurizio inviato il 28/10/2012 alle 18:1
Sono "costretto" dalla forza delle argomentazioni ad essere d`accordo con il puntuale @magnagrecia.
Una piccola osservazione.
Da oltre un decennio, che ha coinciso stranamente con gli oltre 8 anni di governo del grande statista liberale e del pajata padano - ma non solo - sulla base di dati che l`OCSE pubblica ANNUALMENTE, l`Italia e la Gran Bretagna - si` quella del laburista Blair - sono i paesi in cui la disparita` dei redditi e` aumentata piu` di tutti gli altri paesi europei.
Naturalmente sulla stampa "autorevole" se ne parla per un paio di giorni, poi silenzio fino al prossimo rapposto del prossimo anno.
Invece penso che con la lotta all`evasione fiscale questo sia un modo per raddrizzare l`economia futura e recuperare risorse.



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