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11 ottobre 2012

Il quinto no al rottamatore

Vorrei aggiungere un quinto brevissimo “no” ai quattro spediti a Matteo Renzi, via Europa, da Franco Monaco, mio ex capo parlamentare nel sottogruppo prodiano dell’Ulivo. I suoi quattro “no” vanno: 1) all’asse politicoculturale della proposta Renzi, quello di una sinistra ligia «agli schemi liberali e liberisti» (no, caro Franco, liberale è una cosa e liberista è un’altra, lo sai anche tu dai tempi dei nonni, quando Croce lo ricordava a Einaudi). 2) allo schema delle alleanze, che porta all’autosufficienza del Pd già sperimentata disastrosamente nel 2008.
3) al rischio scissione del Pd (che Renzi nega e invece Parisi vede addirittura come big bang) se il fiorentino vincesse le primarie. 4) all’espansione a destra del Pd, intesa come assimilazione delle “culture” del Pdl, mentre dev’essere convincimento di quell’elettorato a una nuova politica, non fassiniana (da Fassina), ma blairiana e obamiana. O, meglio, bersaniana.
Resta un quinto punto non toccato da Monaco e solo sfiorato da D’Alema nell’intervista di ieri a La Stampa, in cui reagisce alla cafonaggine della rottamazione (altra cosa è l’etica del rinnovamento), annunciando la sua candidatura alle prossime elezioni: a cui invece aveva inteso rinunciare. Quella di D’Alema è la risposta non dell’arroganza “anziana” alla virtù giovanile, ma della virtù degli anziani (educazione prima che esperienza) alla diseducazione generazionale.
Ma c’è altro da chiedersi: quali sono i confini entro cui la rottamazione opererebbe? È questo il quinto punto, e forse il primo. Riguarda solo il gruppo dirigente del Pd o riguarda l’intera classe dirigente: dal presidente del consiglio al presidente della Cassazione, dell’establishment industriale e sindacale al corpo docente universitario, dai centri pubblici di ricerca agli amministratori degli enti locali? Ma, anche a restringerne il campo alla sola politica di Palazzo, rinviando tutto il resto a dopo la conquista del partito e del governo, la rottamazione del gruppo dirigente del Pd cosa sortirebbe, se restasse, appunto, un fatto interno di partito (e sia pure con carica esemplare)?
Nessuno scrive o dice – a parte pseudo battute come la rottamazione già fatta da Berlusconi, che ha riempito il vecchio parlamento di fresche e gradevoli fanciulle (gnocche, traduceva lui) o di manichini Fininvest e Mediolanum; e a parte la constatazione ovvia che ogni generazione, dovendo farsi spazio, ha sempre strappato e strapperà spazi occupati dagli adulti – nessuno, dicevo, osserva che Renzi, quando parla di rottamare, finisce con l’additare all’opinione pubblica solo il Pd; anche perché a tutti gli altri il suo discorso non frega niente: né al venezuelano Ferrero né al camerata Storace, né al narratore Vendola né al pluriuso Casini, né alla galassia Pdl né all’autocrate Di Pietro, né al futurista Fini né ai mini socialisti di Nencini né ai mini ambientalisti di Bonelli, né ai sempregiovani radicali di Pannella né ai ferraristi di Montezemolo.
Come mai, mentre giornali telegiornali contenitori tv e radio pubbliche e private, fanno gli sciuscià di Renzi, questi non s’accorge che gli lasciano una scarpa non leccata: cioè non gli chiedono né gli ricordano che la sua predicazione rottamatoria può far annegare il Pd ma scivola come acqua sul problema strutturale di tutta la politica e di tutto l’establishment? Si dirà, e ne sono convinto anch’io, che ciò accade per antica cultura dell’Italia, distillata per 1500 anni da papi e conclavi ultraottantenni. Ma se il problema è strutturale, Renzi non sospetta di poter finire come quello che prima di lui predicò da Firenze, fra Girolamo Savanarola: che diceva anche lui sacrosante verità, ma le diceva provocando e non discutendo? Avrebbe fatto bene il Renzi, quand’era giovane di parrocchia, a leggere oltre i catechismi anche il Discorso del Metodo. Naturalmente, tra i fuochisti del rogo non ci saremmo noi, in quanto liberali (caro Monaco). Ma non so se la nostra cultura del «detesto le tue idee ma difendo il tuo diritto di esprimerle» sarebbe estintore sufficiente.

commenti (11)

da MIRCO inviato il 11/10/2012 alle 1:9
Orlando è sempre un grande!

da magnagrecia inviato il 11/10/2012 alle 1:12
Federico Orlando, che è il più giovane di tutti, è preoccupatissimo per la rottamazione, come l'altro liberale Scalfari. E' solo l'effetto della "cafonaggine della rottamazione"?
Se Renzi avesse sbandierato "l’etica del rinnovamento", non se lo sarebbe filato nessuno (anche perché di rinnovamento di solito parlano già i boss politici) ed ora forse non sarebbe il contendente di Bersani. Un effetto lo ha avuto.
Solo nel PD? Può darsi, ma tra gli effetti della "cafonaggine della rottamazione" vuoi vedere che ci sarà anche quello valanga? Piccola o grande, si vedrà.

Tipologia Valanghe
htt://www.nivoland.net/ItTipoValanghe.htm

da Santapace inviato il 11/10/2012 alle 5:13
Il quinto "no" mi trova molto d'accordo, e secondo me non viene dopo gli altri quattro, ma li precede. Mi spiego meglio: ho sempre ritenuto di inaudita violenza parlare di "rottamazione" di persone. Perché questo è stato detto, di rottamare alcune persone, non di procedere a ricambi o a rinnovamenti. Ha ragione magnagrecia quando dice che se Renzi avesse usato termini meno "cafoni" non se lo sarebbe filato nessuno, ma un politico che intenda rinnovare, presentandosi come il nuovo, dovrebbe puntare su programmi o idee nuove, o appoggiarsi a slogan nuovi, inventando insomma una nuova "offerta". Invece, purtroppo, è stata usata la facile strada di mettersi nel solco dell'antipolitica, e la "parole d'ordine" è stata di rottamare alcune persone.Notevole successo di pubblico, senza dubbio, ma resta in me (e credo anche in altri) il profondo disagio di fronte non alla "cafonaggine", ma alla vera e propria forma di violenza di questa espressione (la rottamazione), riferita non a idee, apparati o linee di partito, ma fisicamente a persone. E infatti non è un caso che il "segnale" violento della rottamazione di persone piaccia tanto a destra (oltre che all'antipolitica), dove il richiamo della foresta verso queste scorciatoie di dibattito politico è molto forte.

da Valter Lupetti inviato il 11/10/2012 alle 10:8
Condivido completamente, aggiungo che non deve essere il quinto bensì il primo. Il rispetto per gli anziani,l'ascolto e la saggezza degli anziani è stato importante fin dai tempi delle civiltà preistoriche, greche e risorgimentali. Per tutte le grandi civiltà che la storia ci ha tramandato. Troppo spesso l'arroganza ce lo fà dimenticare!

da Santapace inviato il 11/10/2012 alle 11:42
Torno brevemente sull'argomento per fare un esempio della "violenza" delle parole (e degli slogan). Chi si ricorda di quel che disse Previti alla seconda vittoria elettorale di Berlusconi? "Questa volta non si fanno prigionieri", e suscitò l'entusiasmo dei suoi.

da Marco Panza inviato il 11/10/2012 alle 12:24
Scusate ma la rottamazione piace anche a chi vota centro-sinistra come me: non ne possiamo più di gente che si autocelebra ed è autoreferenziale, solo perchè è in posizioni dominanti all'interno del partito. Stando ai ragionamenti del rispetto per le persone sagge, sempre dovuto, se queste non capiscono che ad una certa età devono lasciare il campo, allora è giusto rottamarle, ma senza incentivi!!
Siamo un'anomalia nel mondo, considerando ovviamente le sole democrazie. Ma anche la Cina ha cambiato i suoi anziani leaders con gente nuova; noi invece abbiamo i padri nobili che decadono dagli incarichi solo quando arriva Sorella Morte.
Mi ha francamente fatto pena, ma lo dico con tutto il rispetto che ho per la persona e la sua storia, l'intervento di Marini a Roma la scorsa settimana. Non possiamo pensare di attirare i giovani in questo modo.

da thomas more inviato il 11/10/2012 alle 14:59
Orlando non è ancora stanco delle litanie che servono solo a giustificare presenze antistoriche e superate? Renzi provoca perché dice che rottamerà tutto questo? Andrebbe sostenuto invece di appoggiare percorsi che ripeterebbero tutto quello che non ci piace. Credo che non piaccia anche a lei. La vogliamo portare qualche innovazione in questa tragica ripetizione politica che ha mortificato la democrazia o pensa che un'alleanza Bersani-Vendola sia una svolta che cambierà qualcosa. Per fortuna ne avete viste tante nella vostra carriera ma ...ripetere sempre gli stessi errori non è normale. Vero?

da Enzo inviato il 11/10/2012 alle 15:13
Daccordo con Mirco, Orlando è sempre un grande Signore e Liberale ( non liberista:giusto sottolineare la differenza, ogni area culturale ha i suoi etremisti e i Liberisti sono gli estremisti dell'area Liberale. per Santapace, aggiungo che il termine rottamazione non mi preoccupa, mi preoccupa il metodo che non viene indicato e rende cafona la rottamazione. Se venisse indicato di rendere protagonisti gli iscritti all'albo degli elettori con il metodo delle primarie, la rottamazione (o la legittimazione) riguarderebbe candidati di tutte le età.
Sarebbe un precedente che farebbe muovere qualcosa anche negli altri partiti, e si potrebbe spostare il dibattito più sui programmi; pur rimanendo importante il dibattito sulla democrazia interna ai partiti che vogliono governare la democrazia di un paese e in casa loro non ne hanno.
Bisogna dire no! alla scusa che urgono i problemi del paese e non è il momento di parlare di metodi democratici, un grande partito fa le due cose contemporaneamente. Ci sono intelletuali di entrambi i fronti, che lavorino! altrimenti sempre curiamo le febbri e mai la malattia... cordialità

da gmn inviato il 11/10/2012 alle 16:49
caro orlando, probabilmente non tutta la classe dirigente anziana è da rottamare e forse sarebbe da rottamare anche giovani dirigenti di questo paese
perchè renzi ha dovuto fare il savonarola nel solo PD, come dici?
per il semplice fatto che il PD non ha sostenuto politiche attive, regole amministrative, conversazione sociale e pratiche di partito che sostenessero la selezione della classe dirigente per merito, la valutazione dei risultati e la sostituzione degli inadeguati
e perchè non l'ha fatto?
per istinto di conservazione della attuale classe dirigente che ha privilegiato la cooptazione a suscitare giovani che mettessero in discussione il suo ruolo
ergo
per rinnovare il paese ci vuole un partito che sappia come si fa
e si parte da lì
e io conto su gente come te e parisi che, se permetti, dovrebbe essere in prima fila a insegnare come si fa
(lo sapete fare e non avete nulla da difendere)

da magnagrecia inviato il 11/10/2012 alle 17:16
Non c’entra niente l’estremismo (questo, semmai, riguarda i cosiddetti neo-liberisti), ma più semplicemente, come si leggeva in qualunque libro di economia politica (un tempo la materia dell’economia si chiamava così): il liberalismo vale in politica, il liberismo vale in economia.

“Nel 1928, su ‘Riforma sociale’, Einaudi accettava la tesi di Croce, secondo il liberismo è un concetto inferiore e subordinato a quello più ampio di liberalismo: il primo “Fu la traduzione empirica, applicata ai problemi economici, di una concezione più vasta ed etica, che è quella del liberalismo”.
http://cronologia.leonardo.it/mondo38m.htm

Liberismo e liberalismo [Wikipedia]
Nella lingua italiana liberismo e liberalismo non hanno lo stesso significato: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism.[senza fonte] Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine liberal indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali[2]. Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali.
Alcuni danno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire ("lasciate fare").
http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo

da enzo inviato il 15/10/2012 alle 15:8
Grazie magnagrecia! della dotta lezione. Peccato che non si possa semplificare lo schema definendo Liberisti gli estremisti del commercio poco regolato e del laissez faire poco normato ( modello Far West ).
rimane il problema di come definirli.... cordialità



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