gwcached,8
gwcached,8

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in News Analysis
3 ottobre 2012

Conti pubblici

Il rigore di Monti finisce sotto accusa

La Corte dei conti avverte: cortocircuito crescita-tasse. La replica: c'è compatibilità
immagine documento Rigore e crescita non è un binomio impossibile ma anzi può essere coniugato bene. Ne è convinto il ministro dell’economia Vittorio Grilli che ha replicato ai timori esposti in occasione dell’audizione sul Def dal presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino. Il sillogismo esposto ieri da Giampaolino secondo cui il rigore ha comportato in Italia un aumento della pressione fiscale, più tasse ostacolano la crescita e quindi con il rigore non c’è crescita è stato di fatto smentito dal ministro Grilli.
Se Giampaolino “vede” il pericolo «di un corto circuito rigore-crescita, favorito dalla composizione delle manovre correttive delineate nel Def» (affidate per il 70% nel 2013 ad aumenti di tasse e imposte mentre la pressione fiscale è già superiore al 45%), Grilli capovolge il ragionamento e preferisce parlare di compatibilità. «La crescita senza il rigore – sostiene il ministro – è come costruire una casa sulla sabbia». Parole, quelle del ministro, tuttavia messe in discussione da Giampaolino secondo cui «dosi crescenti di austerità senza rigore, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e solidarietà, soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela alla prova dei fatti una terapia molto costosa e in parte inefficace». Secondo le nuove previsioni del Def quest’anno il Pil dovrebbe ridursi del 2,4% e scendere di appena lo 0,2% nel 2013.
In più il numero uno della magistratura contabile ha calcato la mano sul fatto che la spesa al netto degli interessi è cresciuta di due miliardi e che nel 2013 sono previste minori entrate per oltre 21 miliardi mentre la spesa delle famiglie, che si è contratta a metà del 2012 del 4%, è probabile che subisca ulteriori decurtazioni il prossimo anno. Di qui, la richiesta avanzata da Giampaolino alla vigilia del consiglio dei ministri, che domani dovrebbe varare il decreto sviluppo, di compensare il massiccio calo del Pil, anche su base nominale, con una più ambiziosa strategia pro-crescita. «Gli interventi per la crescita – ha proseguito Giampaolino – sono solo in parte riforme senza spesa. E sicuramente richiedono che si apra una prospettiva di riduzione della pressione fiscale».
Una riduzione che deve avvenire senza pregiudicare i conti e quindi con un’attenta selezione della spesa. Una riduzione, specie sulla tassazione sul lavoro e sulle imprese, chiesta a gran voce anche da imprenditori e sindacati che pure in queste settimane si stanno confrontando su invito del governo per trovare un’intesa sulla produttività e sulla competitività.
Se il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi non vede la ripresa prima dei prossimi tre anni («per avere una vera ripresa, ci metterei la firma se fosse nel 2015»), è lo stesso Giampaolino a sostenere che le riforme strutturali avviate dal governo avranno effetti «poco significativi sul Pil».
Un tema, questo, su cui il governo ha tuttavia voluto precisare, anche a fronte di alcuni articoli di stampa, in un comunicato con cui ha difeso il suo bilancio dopo circa un anno di mandato e a qualche mese dalle elezioni legislative. In una nota di palazzo Chigi diffusa ieri si legge infatti che «dalla riforma delle pensioni all’Imu, passando per l’eliminazione delle tariffe professionali, al tribunale delle imprese, ai prezzi dei farmaci, al bonus ristrutturazioni: delle sette riforme del governo resta in fase di attuazione solo il 20% delle norme».

commenti (1)

da magnagrecia inviato il 3/10/2012 alle 11:46
Bastava fare 2+2. Ricavo dal mio ‘post’ del 27-08-2012 "Il governo Monti al capolinea"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
“Dato a Cesare quel che è di Cesare, il CdM inconcludente di venerdì 24 agosto è la dimostrazione plastica del fatto che l’attuale governo Monti – sostenuto dalla troppo eterogenea maggioranza Csx-Cdx - è arrivato al capolinea. Per decisione di Monti e di Grilli, [2] contrari a reperire le indispensabili risorse per la crescita attraverso il varo – accanto alla “spending revuew” ed all’alienazione di parte del patrimonio pubblico – dell’imposta patrimoniale sui patrimoni superiori ad una certa soglia (oltre ad un prestito forzoso per la diminuzione celere del debito). [3] [4] Unica misura oggi possibile – ed equa – poiché i quasi 330 mld cumulati delle manovre correttive varate finora hanno colpito soprattutto il ceto medio-basso (solo le pensioni stanno procurando un risparmio di oltre 22 mld l’anno [5]; io, detto per inciso, ho "contribuito" con 20 mila € in un solo anno) e persino i poveri (taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni)”.



INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,8

gwcached,8

gwcached,8