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3 ottobre 2012

Troppe tasse, dem d’accordo

In vista delle primarie abbiamo chiesto a un gruppo di economisti tra i trenta e i quarant’anni di mettere a confronto la Carta d’intenti di Pier Luigi Bersani, che sarà sottoposta a tutti i candidati delle primarie, e il "programma" di Matteo Renzi. L’articolo di Filippo Taddei è il primo di una serie che comprenderà anche interventi di Emilio Barucci, Marco Leonardi, Franco Mosconi, Tommaso Nannicini, Antonio Nicita, Michele Raitano, Alessandro Santoro.


Se c’è un merito del pre-dibattito nelle pre-primarie del centrosinistra sta nel fatto che il fisco è di nuovo al centro delle divisioni dei democratici. Tra la proposta di Renzi, il richiamo della Carta di intenti di Bersani e il referendum del Pd sulla riforma fiscale proposto da Prossima Italia e Civati ci sono differenze. Ma il tratto comune è distintivo: i democratici hanno riscoperto che le tasse sono troppo alte. Questo fatto non è da trascurare. L’ultima volta è stato in occasione della riduzione del cuneo fiscale di Prodi e sappiamo come è finita. Buona parte della sinistra italiana crede nell’intervento pubblico per redistribuire reddito e opportunità, non nella piccineria di un’aliquota fiscale. Questa prospettiva ha ritardato il riconoscimento dello straordinario fallimento del sistema fiscale italiano. Il dibattito è quindi ottimo ma, per approfondire le proposte dei due candidati, ricordiamoci il contesto.
Secondo i dati Ocse 2010, in Italia la pressione fiscale è più alta di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e degli Usa. Siamo soprattutto quelli che tassano di più i lavoratori e le imprese. La scelta italiana di gravare sul mondo sul lavoro ha due aspetti sottovalutati. Il primo è che le aliquote dell’Irpef sono cresciute dal 1975 ad oggi, come osserva Sandro Brusco di “Fermiamo il Declino”. Chi oggi guadagna 10mila euro lordi all’anno paga un’aliquota marginale al 23% mentre nel 1975 pagava per un reddito equivalente il 13%. Chi sta sui 30mila euro paga il 38% mentre nel 1975 solo il 25%. Chi arriva a 50mila euro paga sempre il 38% mentre nel 1975 era al 32%. Il secondo aspetto è che 4 italiani su 5 dichiarano meno di 26mila euro lordi all’anno (2007, Agenzia delle entrate). 26mila euro è ovviamente un falso. A questo falso, i democratici italiani hanno quasi sempre risposto – eccetto che con Visco – con la retorica delle regole.
In un’Italia divisa in due, tra evasori fiscali di professione e produttori onesti oberati da un sistema fiscale vessatorio c’è lo spazio politico del Partito democratico. I due candidati lo hanno capito, anche se sospetto che in Renzi il livello di consapevolezza sul tema sia maggiore. La sua proposta è di ridurre le tasse (detrazione) di 100 euro a chi guadagna meno di 2000 euro netti al mese. Così il lavoratore dipendente riceverebbe 100 euro in più al mese. Il problema di una detrazione che dipende da un livello di reddito è che aumenta l’aliquota per chi lo supera. Con questa proposta, chi supera la soglia dei 2000 euro, magari perché riceve un tanto agognato aumento, perderebbe la detrazione o se la vedrebbe ridotta, venendo a quindi a pagare su questo aumento una doppia tassa: il 38% e la riduzione della detrazione.
Bersani invece non ha ancora una proposta precisa che vada oltre l’affermazione di ridurre le tasse sul lavoro. Il responsabile economico Fassina però ha ricordato su l’Unità che il Partito democratico ha già proposto nel 2010 una detrazione per tutti i contribuenti. Questa ha il merito, al contrario della proposta di Renzi, di includere anche i lavoratori autonomi. È però carente sotto il profilo della copertura finanziaria: non è chiaro dove si interverrebbe per reperire le risorse. Renzi è invece chiaro che partirebbe dalla riduzione degli acquisti e investimenti pubblici.
La semplicità aiuta la giustizia e, se c’è una cosa che in Italia semplice non è, sono le tasse. Le due proposte vanno nella direzione giusta di ridurre le tasse ma non hanno il merito della semplicità. Non sarebbe meglio se i candidati si impegnassero a ridurre le aliquote Irpef? La proposta è quella del referendum Pd proposto da “Prossima Italia”.
Se i candidati sono interessati a ridurre le tasse, vale la pena partire da lì e dividersi invece su come finanziare questo taglio. La cosa più rivoluzionaria che si può fare oggi in Italia è decidere di premiare i cittadini responsabili.
Se questa non è la natura del Partito democratico, non credo di aver capito che cosa questo progetto significhi.

Johns Hopkins University, ftaddei@johnshopkins.it

commenti (3)

da enver inviato il 3/10/2012 alle 13:49
bella e intelligente iniziativa, complimenti al giornale che l'ha pensata e realizzata.

da magnagrecia inviato il 3/10/2012 alle 22:53
Riporto, sul tema della tassazione dei salari le note [11] e [12] della Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html
Faccio rilevare, per inciso, che le imposte sulle pensioni sono più alte di quelle sul lavoro e tra le più alte in UE27.

[11] OCSE: Salari in Italia tra i più bassi. Fisco da record al 46,5%
Ma Sacconi non ci sta e bolla i dati come ''tecnicalita' senza riscontro'' - 11-05-2010
http://www.asca.it/copertina-OCSE__SALARI_IN_ITALIA_TRA_I_PIU__BASSI__FISCO_DA_RECORD_AL46_5_PERCENTO_-2863.html
Il Rapporto Ocse: Italia maglia nera dei salari -16,5% rispetto alla media
Il nostro Paese è al 23esimo posto sui 30 membri dell'Organizzazione
Il cuneo fiscale è del 46,5%. Peso di tasse e contributi invariato dal 2008
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/economia/retribuzioni/dossier-salari/dossier-salari.html
OECD: Taxing Wages 2009 http://www.oecd.org/ctp/taxingwages
Salari: IRES CGIL, potere d'acquisto perde 5.500 euro in dieci anni
Presentato V rapporto sui redditi dei lavoratori dipendenti. Epifani, necessario un intervento urgente, che sposti la tassazione dai salari dei lavoratori dipendenti e dalle pensioni alle grandi ricchezze e ai grandi patrimoni »
http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14627
La crisi dei salari - Crescita, Occupazione e Redditi perduti negli anni Duemila
V RAPPORTO IRES-CGIL 2000-2010 - 27 settembre 2010
Sintesi del rapporto:
http://www.cgil.it/Archivio/Ricerche%20IRES/IRES_Salari%20in%20Italia_sintesi.pdf
Slides:
http://www.cgil.it/Archivio/Ricerche%20IRES/IRES_Salari%20in%20Italia_slides.PPT

[12] Restituzione del fiscal drag (drenaggio fiscale).
Fiscal drag: chi l'ha visto? - 13/09/2010
“C'è un grande assente nel dibattito sulle tasse: il drenaggio fiscale. Che dal '90 ha colpito i redditi più bassi: chi guadagna solo 15mila euro oggi paga il 28% in più in termini reali, mentre chi sta sopra 1 milione di euro paga quasi il 10% in meno”.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Fiscal-drag-chi-l-ha-visto-6305

da paolo serra inviato il 16/10/2012 alle 14:4
Il fisco italico oltre che pesante è anche due volte iniquo, sia perché permette evasioni-elusioni per 1/4 o 1/3 del Pil sia perché è ancora di stampo precapitalistico, colpisce solo il lavoro ed i capitali investiti in attività produttive e lascia franchigie enormi ad ogni tipo di rendita. Io credo che si dovrebbe partire dal patto di produttività Ciampi-Trentin-Abete del 93 che si è risolto in un enorme arricchimento del 10% delle famiglie a scapito del 90%, ed in conseguenti creazioni di patrimoni immobiliari famigliari e/o fughe di capitali, poi sanate dalle burlette di Tremonti. Una patrimoniale per 5 anni a scalare fino ad assestarsi ad una quota minima e accordi del tipo D-UK, ed ultimamente anche Austria, con la Svizzera potrebbero consentire di abbattere le prime due aliquote Irpef, alzare la soglia della terza, aumentare le detrazioni da lavoro dipendente. In cinque anni lavorando seriamente col segreto bancario e con le possibilità dei contanti (come Vincenzo Visco aveva provato a fare) la situazione nostrana potrebbe iniziare ad essere sulla via della fisiologia... Ma senza uno shock iniziale non mi pare possibile.



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