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Editoriale della Direzione
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28 settembre 2012

Variante decisiva, da sfruttare

Nessuno si lasci andare a crisi di nervi. Sì, per tranquillizzare gli osservatori mondiali il presidente del consiglio ha spalancato la porta all’ipotesi di succedere a se stesso nel prossimo aprile, all’indomani di elezioni che non abbiano prodotto maggioranze nette; o nel caso, possibilissimo, che una coalizione di maggioranza lo chiami a proseguire nel compito “tecnico”.
Non è un dramma: è una ottima notizia. Non è un golpe tecnocratico: è una importante variante del gioco democratico. Non è una sconfitta dei partiti: è una vittoria di quei partiti che un anno fa decisero di rinunciare a un bottino elettorale a breve per dare sostegno e fiducia alla missione a medio termine di Mario Monti.
Oggi quella missione è universalmente considerata un successo italiano. Un successo di Napolitano e Monti, e della comunità politica, sociale e civile che quella missione l’ha sostenuta e, quando necessario, corretta.
Se fosse vero che l’incoraggiamento a Monti è venuto da Obama, questo non dovrebbe essere per i democratici un fatto secondario. Non per culto della personalità o per subalternità, ma in coerenza con tante affermazioni sulla necessità di una politica superstatale coordinata e, in quanto tale, sufficientemente forte da contrastare le dinamiche impazzite della speculazione finanziaria.
Per chi a sinistra non voglia ribaltare le politiche montiane (e nel Pd di pazzi così non ce ne sono), il tema vero è conquistare a quelle politiche ciò che manca loro: un più netto indirizzo sociale; un’ampia, convinta e maggioritaria legittimazione democratica. Alle elezioni, ha ragione Bersani, non può essere sottratta un’oncia del supremo valore decisionale.
Andare alle elezioni con una “propria” proposta Monti, però, non solo non sarebbe una rinuncia: sarebbe un atto di coerenza.
Per semplificare: abbiamo come risorse lo stile, la competenza e il carisma internazionale di Monti; la passione, la generosità e la sensibilità popolare di Bersani; la carica innovativa, la rottura generazionale e l’appeal verso i nuovi elettori di Renzi.
A noi questo sembra un triangolo di forze potente. In linea non solo con le scelte che il Pd ha fatto fin qui, ma col profilo generale e nazionale del partito.
Se qualcuno pensa che questo campo di forze sia vincente e utile per il paese (e magari non lo dice, rinviando l’operazione-verità a dopo le primarie o a dopo le elezioni), dovrebbe invece dirlo oggi. Trovare il modo di attivare il necessario processo politico per trasformare un’ipotesi in proposta elettorale (altro che espropriazione della politica: questa sarebbe alta politica). Si tratta di mettere il Pd in pole position verso la stagione della ricostruzione, ovviamente in raccordo con altri partiti ma evitando di farsi superare da qualcuno meno legittimato e più furbo. E si tratta di tagliare fuori la destra berlusconiana, che è in contraddizione con le scelte necessarie all’Italia.
Le primarie sono nel dna del Pd. Certo, se nessuno pensasse, in cuor proprio, che servano a scegliere il vero candidato premier, potrebbero essere rinviate alla fase congressuale. In alternativa, ai due candidati principali toccherà pronunciarsi, e misurarsi, più che su stessi sull’ipotesi di governo per l’Italia che da ieri è tornata a dominare sulla scena politica.

commenti (6)

da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 1:10
Immagine e sostanza.
Evidentemente, neppure il presidente Obama sa che i 4/5 dei 330 mld di lacrime e sangue addossati sugli Italiani (il grosso sui meno abbienti e sui poveri) da inizio legislatura sono stati decisi dal governo Berlusconi-Tremonti.
Quando egli conoscerà il nostro futuro premier, liberamente e democraticamente eletto - il segretario gentiluomo Bersani - cambierà idea.

"Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

da Felice Sarzano inviato il 28/9/2012 alle 8:18
Mi aspettavo questo da Monti. Anche se me lo sarei aspettato tra qualche settimana e non adesso, con anticorruzione e altri importanti decreti in gestazione. Non so se è avvenuta adesso per mettere "la spada sulla bilancia" dopo le uscite di Berlusconi e Bersani, non so se è avvenuta per buttare acqua sul fuoco del Laziogate, non so se per far tirare un sospiro di sollievo a chi fuori dall'Italia non riesce a vedere un interlocutore altrettanto consistente, non so per per "sdoganare" qualcuno di sua fiducia dandogli il tempo di rastrellare e mettere insieme i pezzi di una lista di sistema e non pencolante tra destra e sinistra. Forse una miscela di queste cose. Personalmente, sono convinto che resti la soluzione migliore per continuare a essere architetti dell'Europa e non dei semplici manovali.

da PD-Reino inviato il 28/9/2012 alle 9:33
Sarebbe il de profundis della democrazia italiana. Il prof. Monti o si candida alle elezioni o si ritira dalla "vita politica". Tertium non datur.

da vito cassano inviato il 28/9/2012 alle 10:47
Intuisco il senso politico della necessità di esprimersi per un Monti Bis, ma in questa fase, perché essere più realisti del Re? Altro che tecnico, Monti è un politico di eccellenza. Sa che ci sono molte incognite e variabili che rendono impossibile definire oggi gli atti da compiere domani, e mi sembra non sia lontano dall'impostazione di Bersani: un passo alla volta gestendo e affrontando con intelligenza, momento per momento, le situazioni. Immagino che Bersani sappia che “l'agenda” Monti è una strategia che richiede una “tattica” amorfa. Il prossimo parlamento è una incognita con una sola certezza: sarà al limite della governabilità e sarà ricco di una “vocazione” pre-pseudo-filo-fascista. Abbiamo elaborato la Carta di intenti, abbiamo lanciato primarie aperte, continuiamo ad essere leali e responsabili di fronte al paese, e ci impegniamo ad esserlo anche nel prossimo Parlamento è questo il nostro coerente percorso fino alle elezioni. Poi metteremo in campo tutte le azioni utili a continuare il nostro progetto di ricostruzione del paese in relazione ai numeri e alla composizione del Parlamento. Sicuramente Monti sarà molto più utile al paese in una postazione tale da garantire all'Italia quel cammino che lui ha avviato.

da Maurizio inviato il 28/9/2012 alle 11:37
Sui corsi della storia non mi pronuncio, ma concordo con @vito cassano, di cui apprezzo le concise e sognificative chiose.
La situazione generale direi che e` al limite del prefascismo, dipende da come evolve la crisi economica.
E` vero che nel 1976-78 la percentuale dei disoccupati era piu` alta di quella attuale e che la tensione per il terrorismo era altissima, ma quello che piu` preoccupa e` il discredito della classe politica e della politica in generale, come nel `19 e questo senso di non speranza che sta diventando un fenomeno di massa.
Mi aspetterei dal csx anche delle proposte forti di riforma della politica, anche non se non possono essere approvate da questo parlamento.
Per le regioni in cui si va a votare, Lazio in primis e per i comuni.

da giorgio bottoni inviato il 28/9/2012 alle 11:57
Non vorrei che anche questa volta si dovesse ripetere quanto abbiamo dovuto ammettere nel 1994,dopo la sconfitta di Occhetto, di aver sbagliato a non aver candidato Ciampi. I tempi sono cambiati, è vero, ma stavolta il qualunquismo è dilagante.



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