gwcached,9
gwcached,9

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Interni
28 settembre 2012

C’è il vaccino per il contagio

L’Italia non seguirà Madrid nella richiesta di aiuti. Per ora
immagine documento Non c’è contagio che tenga. Il vaccino iniettato negli ultimi dieci mesi dal governo Monti nel corpo istituzionale, sociale, produttivo e amministrativo del Belpaese rende immune, al momento, l’Italia dall’effetto contagio di un’aggravarsi della crisi del debito in Eurolandia. E, questo, nonostante l’altalenante andamento degli spread tra i titoli italiani e tedeschi segua, seppure da lontano, le performance del differenziale tra i bonos spagnoli e i bund.
Quel tutti per uno e uno per tutti che i due superMario, Monti e Draghi, hanno saputo giocare in Europa in questi mesi – puntellando prima e rafforzando poi la credibilità di Roma come attore centrale nella ricomposizione dell’eterno dissidio tra Berlino e Parigi – ha consentito di tessere una rete nel Vecchio Continente rilanciando la cancelleria italiana come crocevia del dialogo tra il nord e il sud d’Europa. Da scheggia impazzita a fattore di stabilità non solo dell’Eurozona ma di tutta l’Unione europea, come interlocutore privilegiato del presidente Obama: negli ultimi dieci mesi l’Italia ne ha percorsa di strada tanto da poter dire oggi che, con l’agenda Monti, non dovrà chiedere aiuti. Insomma, Roma non seguirà Madrid sulla strada della richiesta di attivazione dello scudo anti-spread. Almeno non per il momento.
Nel giorno in cui il presidente tedesco Joachim Gauck ha firmato i decreti di ratifica dell’istituzione del fondo permanente salva-stati (Esm) e del fiscal compact, da New York il premier Monti sottolinea l’importanza del fatto che «per l’Italia, per l’area euro, l’Europa e l’economia globale un paese che è la terza economia dell’area euro non aggiunga peso a una serie di focolai locali».
L’Italia ha fatto i suoi compiti a casa, seguendo la strada del rigore e delle riforme prima e dello stimolo all’economia poi (oggi il decreto sviluppo sarà sul tavolo del consiglio dei ministri); la Spagna sta compiendo passi importanti sulla strada del controllo di bilancio e la Grecia è saldamente ancorata all’euro.
Con un occhio alla possibilità di attrarre investimenti internazionali, il premier ha concluso ieri il suo viaggio americano intervenendo al Council Foreign Relations per sottolineare che «l’Italia ha un grande potenziale di crescita non ancora sfruttato», per spiegare oltreoceano che l’euro è irreversibile e c’è determinazione tra gli europei a restare uniti, per rassicurare che il Belpaese non chiederà aiuti perché ha affrontato sfide impegnative e le ha vinte o è in dirittura d’arrivo.
No, Roma non chiederà l’attivazione dello scudo. Lo va ripetendo da due giorni Monti a New York, lo ha ribadito il ministro dell’economia Vittorio Grilli a Francoforte in quel tempio della moneta unica che è la potente banca centrale tedesca, Bundesbank. È il mantra del governo che si intensifica e sale di tono mano a mano che ci si avvicina alla data in cui la Spagna chiederà l’attivazione degli aiuti europei, ma anche a una scadenza elettorale che, fuori d’Italia, in Europa così come nei principali centri finanziari è vissuta con una certa ansia per i timori di un possibile dirottamento dall’agenda Monti. Se il quotidiano economico tedesco Handesblatt ha titolato ieri che il «salvatore rinuncia» e i report di importanti banche d’affari di Wall Street fanno il tifo per il Monti-bis, il premier ieri ha rassicurato. L’Italia non deraglierà, resterà nel solco della strada tracciata dalle riforme.
Ma «se ci dovessero essere circostanze speciali, che io mi auguro non ci siano, e mi verrà chiesto, prenderò la proposta in considerazione.
Ci sarò, lo considererò ». Rassicura i mercati finanziari internazionali, Monti. Perché agli imprenditori e politici italiani lo aveva già detto a inizio settembre in occasione della Fiera del Levante quando sostenne senza mezzi termini che, se ci sarà di nuovo una tendenza «a chiedere e a dare sperando in più voti, l’Italia si incamminerà su una strada non ignota e ci sarà di nuovo un governo tecnico».
No, per ora, Roma non seguirà Madrid. Ha risanato dieci mesi fa e ora ne raccoglie i frutti. Anche sul fronte dei titoli pubblici, tanto che anche ieri il Tesoro è riuscito a collocare 5,65 miliardi di euro di Btp con scadenza a 5 e 10 anni a tassi in calo. Sul fronte delle finanze pubbliche visto che, nonostante il crollo del Pil, il prossimo anno l’Italia raggiungerà il pareggio del bilancio al netto del ciclo economico. Un anno prima degli altri, mettendo da parte un avanzo primario di tutto rispetto e guardando al futuro per la prima volta con un certo ottimismo.
No, Roma non chiederà l’attivazione dello scudo antispread.
Grilli ha rassicurato in questo senso il presidente della Bundesbank, perché intende andare avanti sulla strada delle riforme, garanzia di un ritorno dell’economia sulla traiettoria della crescita. La legge di stabilità che il governo si accinge a presentare ancorerà Roma alla politica del rigore, garantirà il controllo europeo sui conti, stringerà il cerchio intorno a sprechi, semplificazioni, stabilità dei conti, riduzione del debito.
No, Roma non si farà commissariare. Non lo gradirebbe il presidente Napolitano, non lo vuole Monti. Ma, c’è un ma... sottinteso nei discorsi di Monti come di Grilli. Un ma esplicitato dal pressing tedesco e internazionale sul dopo-Monti. Un ma che riguarda da vicino la campagna elettorale, i suoi contenuti, il dopo elezioni.
La strada è tracciata, abbiamo una procedura per deficit eccessivo, siamo già vincolati ma non ci possiamo permettere una stagione da cicale.

commenti (1)

da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 22:41
Che balle! Con questa storia dell'Agenda Monti, ormai "Europa" rasenta il ridicolo. Ha risanato in 10 mesi? E' un miracolo, Monti santo subito!
Eppure non è difficile, è un problema elementare (nel senso che sono in grado di risolverlo i ragazzini di Scuola Elementare). Risanare i conti pubblici, secondo l'impegno assunto da Berlusconi (non da Monti) nel 2011, significa realizzare il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi e al netto delle misure anticicliche) nel 2013, il che vuol dire ri-costituire l'avanzo primario (azzeratosi sotto il governo Berlusconi) almeno di 4-5 punti percentuali (ogni punto di PIL vale 16 mld) per poter coprire gli interessi sul debito. Come possa Monti essere riuscito a risanare con una manovra di appena 30 mld 'lordi' è un mistero che soltanto una fanatica "fede" montiana è in grado di spiegare. O peggio.
Lo ripeto per l'ennesima volta: IL RISANAMENTO - ALMENO IN TERMINI CONTABILI - LO HA FATTO PER 4/5 BERLUSCONI. MONTI HA SOLTANTO COMPLETATO L'OPERA.

“Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:
Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.



INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,9

gwcached,9

gwcached,9