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31 agosto 2012

Arturo, non voterai Renzi?

Nessuna differenza di opinione politica può intaccare la stima e l’amicizia che mi legano ad Arturo Parisi, con il quale ho condiviso un lungo tratto di strada nel segno dell’Ulivo. Da qualche tempo mi occorre di dissentire da lui e dalle sue posizioni critiche, la cui asprezza e sistematicità non giovano a una positiva interlocuzione con i vertici del partito, che finisce così per privarsi del contributo della sua intelligenza e creatività politica. Di qui il mio rammarico, non solo di natura personale ma appunto anche politica. Su Europa, Parisi accenna alle ragioni per le quali non sosterrà Bersani nelle primarie per la premiership che, a suo avviso, sarebbero svuotate di senso.
Sono perfettamente consapevole della distanza che ci separa dall’orizzonte di quella sorta di “rivoluzione democratica” che insieme accarezzammo a metà anni novanta all’atto della fondazione dell’Ulivo. Un disegno ambizioso di riforma cultuale e politica che contemplava progetto, regole e soggetti. Circa il progetto: portare l’Italia in Europa e l’Europa in Italia. Circa le regole e i soggetti: una democrazia dei cittadini prima e più che dei partiti, una democrazia non solo della rappresentanza ma anche governante e dunque audacemente riformatrice, una democrazia competitiva e dell’alternanza e non della consociazione. Dopo mezzo secolo di instabilità dei governi paradossalmente coincisa con l’immobilismo politico.
So bene che, se siamo tanto lontani da quel traguardo, vi sono precise responsabilità personali e politiche, che quel progetto e quel percorso hanno conosciuto contrasti, arretramenti, opposizioni talvolta aperte, talvolta dissimulate. A cominciare dall’istinto di conservazione del ceto politico. Ma si sono innestate anche dinamiche che trascendono le responsabilità soggettive e che effettivamente ci hanno condotto lontano: penso al danno inferto al paradigma della democrazia maggioritaria dalla interpretazione assolutistica e plebiscitaria di essa da parte di Berlusconi, penso al porcellum che, sostituendo il mattarellum, ha introdotto dinamiche divaricanti di stampo proporzionalistico, penso alla tenace resistenza dei vertici ecclesiastici al naturale dispiegamento di un sano bipolarismo. Ma veniamo all’oggi. Mi pongo tre domande.
La prima: il processo è andato così indietro da richiedere di ripensare il modello o comunque di adattarlo alle nuove coordinate. Con un sistema politico così frammentato come è possibile immaginare partiti a vocazione maggioritaria tendenzialmente inclusivi dei due opposti campi di centrodestra e di centrosinistra? Il Pd, che sarebbe il partito più grande o meglio meno piccolo, è stimato intorno al 26 per cento. Gli ulivisti, è vero, non furono mai per il bipartitismo (sul punto contestammo l’inopinata accelerazione di Veltroni), ma di sicuro impegnati a una drastica ancorché progressiva semplificazione dei due rispettivi campi.
Allo stato, come non accedere all’idea di alleanze, sì, scontando il non amato trattino, se si vuole anche solo puntare a mettere insieme una maggioranza di governo? Seconda domanda: le stesse primarie sono strumento che concettualmente e praticamente si inscrivono dentro un quadro tendenzialmente bipartitico. È chiaro che esse zoppicano (e si riducono sino a snaturarsi, come nota lo stesso Parisi, in una mera occasione per guadagnare visibilità e posizionamento dentro il Pd) in un sistema che, come si diceva, si è straordinariamente frammentato.
Non a caso il paradigma di esse è quello della democrazia bipartitica americana. Lo stesso automatismo tra leader Pd e candidato premier che tuttora figura a statuto è figlio di quella visione bipartitica. Terzo: ha ragione Parisi a paventare (è una sostanziale certezza) che la legge elettorale che si profila sottrarrà ai cittadini la scelta di maggioranze e governi, i quali si costituiranno dopo il voto attraverso transazioni tra i vertici di partito. Non deve convincere me della regressione. Ma abbiamo la possibilità e la forza di varare una concreta soluzione alternativa senza incappare nel rischio, che Parisi più di ogni altro, da coerente e ostinato referendario, aborre, di fare sopravvivere il porcellum? Intendiamoci: so bene che molti, dentro il Pd, compresi i maggioritaristi-biparitisti di ieri, si sono convertiti a soluzioni proporzionalistiche e dunque avallano quella regressione, magari per propiziare la continuità dell’agenda Monti se non della sua stessa premiership.
Ma mi risulta che proprio Bersani sia stato e sia quello che più resiste all’abbandono del bipolarismo e della politica di coalizione (il nuovo centrosinistra). Perché tacerlo? Anche perché ciò giova alle sue legittime ambizioni alla premiership, che acquista plausibilità solo nel quadro di una relativa tenuta del bipolarismo.
Queste considerazioni ci conducono ai candidati alle primarie e, per quanto mi riguarda, al sostegno a Bersani. Con motivazioni che posso solo accennare pensando proprio a Parisi. Intanto – non è un mistero - va detto che, nel gruppo dirigente, il più risoluto nel dichiararsi disponibile a primarie aperte è stato proprio il segretario Pd, senza pararsi dietro lo statuto. In secondo luogo, la sua candidatura palesemente corrisponde a due requisiti che Parisi dovrebbe apprezzare: a) un ben inteso primato della politica intesa come competizione democratica tra offerte alternative piuttosto che subalternità al pensiero e alla soluzione unica dettata dalle elite tecnocratiche; b) l’organizzazione di un centrosinistra quale asse portante di una proposta di governo che, limitatamente a una legislatura, sigla un patto per la ricostruzione e il cambiamento con forze moderate e di centro che tuttavia sono e restano distinte (è il senso della recente battuta su Vendola). Non è il nuovo Ulivo, ma è il centrosinistra possibile. Anche io penso che sarebbe stato utile che il perimetro fosse più largo, comprensivo dell’Idv, perché gli elettori sono più unitari dei gruppi dirigenti. Ma ho dovuto rassegnarmi e francamente è difficile imputare a Bersani la responsabilità di una insanabile rottura che semmai egli ha provato in ogni modo a scongiurare.
Per parlare chiaro e fare nomi e cognomi: quello di Bersani non è lo schema “montiano” di Veltroni, ma non è neppure lo schema duale di D’Alema che semmai ha sempre scommesso sull’asse strategico tra Pd e Udc, disponibile se del caso a cedere ai centristi la premierhip, come fu con Dini e con Prodi. Sbaglia Parisi a sottovalutare la distinzione politica tra Bersani e D’Alema e, all’opposto, a leggervi una subalternità.
Infine, mi fa piacere che Arturo riconosca le qualità personali e politiche di Bersani, come uomo di governo. Al netto dei dissensi politici, proprio chi come Parisi teorizza che le primarie sono competizione tra persone e non tra partiti (come un po’ tutti equivocano), dovrebbe regolarsi di conseguenza. Del resto, egli ci dice che non sosterrà Bersani, ma non ci dice in positivo chi sosterrà. Personalmente faccio fatica a immaginare che un uomo dello spessore intellettuale e con la cultura di governo di Parisi, eccellente ministro della difesa, possa sostenere Vendola e tantomeno Renzi. Ma questo è un pensiero mio.

commenti (10)

da Filippo Coppola inviato il 31/8/2012 alle 9:2
Un articolo di una supponenza da temere. Un uomo di spessore non puo' votare per Renzi, ergo chi lo vota e' un pesce lesso. Sono stranito da tanta arroganza e spocchia di gente che farebbe meglio a girare l'Italia a piedi per capire cosa pensa la gente comune ( che e' quella che vota e fa vincere) dei tanti soloni di palazzo. Parisi e' un signore nell'animo e nello spirito e sapra' cosa fare e qualnque cosa decida alle primarie rimarr' tale a differenza del Monaco che restera' uno yes man.

da Maurizio inviato il 31/8/2012 alle 9:58
Non sono addentro alle segrete cose di nessuno.
Pero` faccio alcune considerazioni da cittadino elettore non iscritto a nulla..
Bersani e` stato eletto legittimamente?
Credo proprio di si.
Vuole fare primarie di coalizione?
Altrettanto.
ha predisposto con la direzione un percorso per arrivare al voto?
Si.
Tutto il di piu` sono chiacchiere: azzeramento della direzione, rottamazione del partito. Tutte modalita` di espressione che confonde proprio la gente comune cui ci si dovrebbe rivolgere.
Proposte alternative di Renzi?
Non so se ci siano, ma io non le conosco.
Dubito, non affermo definitivamente.

da Qcone inviato il 31/8/2012 alle 10:43
Pensiero per pensiero:
1) Monaco pare dimenticare che l'"inopinata" accelerazione di Veltroni fu l'unica cura possibile (purtroppo insufficiente) alla litigiosità dei partiti della coalizione di centro-sinistra, che nemmeno Prodi e il suo carisma avevano potuto portare a sintesi. E ora vogliamo proporre un centro-sinistra-sinistra (doppia dose di sinistra), comunque legato alle distinzioni novecentesche di destra/sinistra? Se non è ancora morto, volete proprio ammazzarlo, 'sto PD?
2) Primarie: il problema è l'estabishment troppo vecchio, che non riesce nemmeno a rispettare le regole interne del partito in merito alla quantità di legislature alle quali partecipare. A quelli torna comodo creare polverone e rimanere sulla poltrona. Serve qualcuno che sappia riaggregare il consenso degli elettori, oltre agli steccati, su politiche di governo. Come sta riuscendo, nonstante tutto, a Monti. Se partiamo dall'assunto che questo non è possibile, possiamo chiudere il partito: forse volete davvero ammazzarlo, 'sto PD...
3) Bersani ama le primarie, sì, ma quelle "guidate" saldamente dal partito. Infatti ha rimandato la discussione sulle primarie, mentre invece già faceva campagna elettorale per spiazzare Renzi ed allontanare dal partito parte della sua constituency elettorale, con colpi di teatro (Adesione del partito al gay pride) e forzature strategiche (l'accorpamento, magari nella stessa lista, di Vendola). Persona molto intelligente, Bersani, ma sul fair play avrei qualcosa da dire. Quando dice che "ci sono rispettivi campi da organizzare" (evidentemente alludendo al fatto che il suo campo è quello di Vendola ma non di Casini, quello della sinistra ma non del centro) sta dicendo esattamente che il partito rinuncia alla vocazione maggioritaria: mi state togliendo i dubbi sulla vostra volontà di ammazzarlo, 'sto PD!

da Enzo Puro inviato il 31/8/2012 alle 11:21
sì caro Coppola un uomo di spessore non può votare l'uomo della ruota della fortuna, il grigio funzionario di Partito che ha sempre campato di politica sin da quando stava nelle giovanili popolari (lo ricorda sempre Mario Adinolfi che lo appoggia, altro motivo per dire che un uomo di spessore et5c.e tc). Unuomo dispessore no può votare chi sifa sostenere da chi ha importato in Italia i reality show sulla cui funzione culturale Bauman h ascirtto pagine ineguagliabili. Monaco ha ragione.

da ninola inviato il 31/8/2012 alle 12:9
La storia di Firenze è storia d'Italia. Purtroppo sin dalla dedica ai de' Medici del "Principe", dove se vogliamo affonda le radici quel realismo politico populista e menzognero, che abbiamo sperimentato col berlusconismo proteso a parlare sempre male delle oligarchie di potere che erano sin da quei tempi da "rottamare". Ma anche dove nel secondo dopoguerra nasce quel cattolicesimo democratico proteso alla grande utopia della pace universale e alla difesa degli ultimi che Renzi vuole scimmiottare. Io caro Monaco rimarrei tranquillo: il "popolo" Pd ha già capito le somiglianze tra Machiavelli e Renzi, così come ha capito l'enorme differenza tra lui e La Pira.

da Mirco inviato il 31/8/2012 alle 12:29
Sig. Ninola, se passa da firenze, porti anche per me un bellissimo pensiero all'on. la Pira ( non so in che cimitero è sepolto). Io non sono credente ma credo che quell'uomo si meriti molto di piu del paradiso (se esiste). Come vede non odio tutti i democristiani e tutti i preti come pensa lei. Solo a pensare al coraggio che ebbe di parlare e andare di persona da Ho chi Min per far smettere la guerra del viet nam mi fa tremare i polsi.

da giomimmo inviato il 31/8/2012 alle 15:0
Ammazzare il Pd? Temo che il Pd (lo dico con grande dispiacere) sia più che morto. Purtroppo non ha identità. Per un Partito che, pure, pare avere il favore del 26% degli italiani è peggio che non essere. L'illusione veltroniana del potere salvifico del mescolamento di storie e di culture diverse è miseramente fallito nel tempo. Insieme con la vocazione maggioritaria. Forse perché occorreva ben altri che Veltroni a gestire, governandoli, processi così importanti e necessari. Oggi a molti sembra che l'incerta identità che lo stesso Veltroni coltivava come patrimonio personale ineludibile, sia la causa del guazzabuglio che oggi agita e si agita nel Partito democratico. Che ha finito per non sapere se può essere il Partito di sinistra democratica e moderna, privo dei pesi intollerabili dell'ideologismo, come a tanti parve fosse in quel lontanissimo 2007, oppure diventare un Partito di destra moderna, "europea" come si ama spesso definire una destra che, in effetti, è diversa dal berlusconismo perché è colta, ordinata, competente, scientifica, angosciante, disumana e disumanizzante. Forse è questo l'interrogativo che occorrerebbe porre a Parisi. Non credo che a questa domanda risponderebbe favorendo il mellifluo Renzi che, del guazzabuglio, a me sembra essere il Principe, con la sua natura di populista centrista innamorato appassionatamente di quella destra italica, arruffona, spregiudicata e integralista che ricambia il suo amore, magari aiutandolo a diventare sindaco di Firenze e, domani, a mettere insieme una percentuale dignitosa alle primarie.

da fuma'47 inviato il 31/8/2012 alle 18:46
Non so Parisi, di certo io voterò Renzi. Dell'"usato sicuro" di Bersani, immagine più patetica che comica che denota un non capire cosa serve al Paese, se ne può fare a meno. Quel "portare l'Italia in Europa e l'Europa in Italia" di un Ulivo che non ha combinato un tubo, è un ottimo esempio di una sinistra parolaia che o perde o vince senza saper governare. L'"usato sicuro" sarebbe un ottimo De Profundis"!!!

da magnagrecia inviato il 31/8/2012 alle 20:41
Io sono per il rispetto dello statuto, sia per il segretario=unico candidato a premier (peraltro, la pluralità di candidati del PD favorisce i candidati non-PD), sia per il limite dei mandati parlamentari, poiché occorre, anzi è indispensabile, svecchiare la classe dirigente del PD e dell'Italia.
Franco Monaco è persona intelligente: c'è ancora un abisso tra il competente ed onesto Bersani e il coraggioso e tosto Renzi, al quale il segretario gentiluomo Bersani offre ora una "chance" formidabile. Che bello sarebbe se dalla tenzone scaturisse una fortunata commistione di obiettivi, tematiche, programmi, spirito giusto.
Il PD è più forte sia del peccato d'origine (unire un po' il diavolo e l'acqua santa), sia dei conservatorismi strumentali dei vari capi e capetti, sia delle beghe interne frutto di personalismi, sia delle promesse non mantenute, sia delle carenze organizzative (v. in particolare circoli territoriali e on-line), sia dello scetticismo più o meno latente e giustificato dei sostenitori.
Se si riuscisse a mettere insieme - diciamo così, quantificando a spanne - 2/3 di Bersani e 1/3 di Renzi, il PD forse avrebbe davvero le carte per diventare un solido partito a vocazione maggioritaria.

da angelo chiappa inviato il 31/8/2012 alle 21:26
Caro Franco, fortunatamente le primarie non si svolgeranno domani, Parisi, ma non solo lui avrà modo di riflettere, perchè la chiarezza ancora non c'è.
Per quanto mi riguarda, da vecchio ulivista militante, attendo chiarimenti, il tempo ed il Pd. mi aiuteranno a capire meglio.



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