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8 giugno 2012

Lo sgambetto di Cameron alla Cancelliera

Altro che unione bancaria, Londra pensa alla City
immagine documento Londra

David Cameron è volato a Berlino per incontrare la sua controparte tedesca Angel Merkel e provare a fare fronte comune in un momento di profonda difficoltà per l’Unione europea, ma i due leader non sembrano aver trovato grandi elementi di accordo. Nonostante la nuova linea adottata dai tory – più morbida verso l’Unione e attenta a non vanificare gli sforzi comunitari per rilanciare l’economia dell’Eurozona – il partito di Cameron continua ad essere profondamente lontano dai suoi interlocutori continentali: se i conservatori tedeschi infatti sono profondamente convinti che sia necessario rafforzare le strutture di governance dell’Unione, prevedendo nuove regole che permettano una maggiore presenza comunitaria in ambito bancario e fiscale, i tory continuano a volersi tenere alla larga da questi piani.
E non è certo un caso che proprio mentre Cameron si trovava a colloquio con Angela Merkel a Berlino, il cancelliere George Osborne poneva i paletti per proteggere gli interessi nazionali britannici di fronte alla possibilità che altri stati europei diano vita ad una unione bancaria. La Banca centrale europea e il suo presidente Mario Draghi stanno lavorando alacremente per maggiori poteri di controllo e monitoraggio, per un fondo di intervento e per una forma di deposito paneuropeo, ma Osborne ha ribadito che il governo inglese non intende fare parte di questo progetto. Anzi, se questo dovesse andare avanti, la Gran Bretagna si vedrà costretta a prendere misure per tutelare gli interessi nazionali, e a supportare la City di Londra come centro finanziario internazionale, che garantisce ancora oggi una delle principali entrate nelle casse dello stato inglese.
Il cancelliere ha anche aggiunto che la Gran Bretagna rimane fedele alla richiesta di un referendum nel caso in cui le nuove normative prevedessero «un fondamentale trasferimento di poteri a favore dell’Unione», ma ha anche aggiunto che non crede questo sia il risultato dei negoziati attualmente in corso.
Benché a parole i conservatori inglesi si dicano a favore di maggiore integrazione per tutelare l’eurozona, ed evitare ricadute sull’economia britannica che già si trova in una fase di recessione, quando si tratta di passare a fatti concreti l’ideologia isolazionista continua a prevalere.
Le parole di Osborne hanno trovato eco in quello che ha detto Cameron a Berlino, attestandosi anch’egli sulla linea del supporto teorico per le misure proposte, ma confermando il disimpegno britannico: «Poiché non siamo parte della moneta unica non prenderemo parte ai nuovi elementi dell’unione bancaria».
La Gran Bretagna quindi appoggia una serie di soluzioni tecniche (incluso un fondo di intervento e gli eurobond) che porterebbero ad una maggiore integrazione fiscale tra paesi poveri e ricchi, e Cameron ha ribadito che le economie europee, che siano o meno parte dell’eurozona, devono trovare soluzioni comuni alla attuale situazione di instabilità economica. Solo attraverso una soluzione che risolva i problemi dell’euro, ha ricordato Cameron a Berlino, sarà possibile per tutti i paesi europei, Gran Bretagna inclusa, ritornare a crescere.
Ma al tempo stesso il primo ministro è stato anche fermo nel ribadire la non volontà della Gran Bretagna a partecipare a queste forme di più forte integrazione finanziaria e monetaria. «Non chiederò – ha sottolineato efficacemente Cameron – ai contribuenti inglesi di pagare per le banche greche o spagnole. Non è la nostra moneta e non sarebbe appropriato chiedergli di intervenire».
Di fronte a tale attitudine, anche Angela Merkel si è vista costretta a modificare il suo approccio politico: se nei giorni scorsi la Cancelliera tedesca aveva più volte ribadito che una maggiore integrazione politica era la pre-condizione per qualsiasi accordo di natura economica, si è ben guardata dal ripetere una tale affermazione alla conferenza stampa con Cameron, e anzi ha ricordato che «differenti paesi europei hanno preso parte a differenti aspetti dell’integrazione politica e monetaria in passato» e che questo diverso approccio continuerà in futuro.
Il dialogo tra partiti conservatori al governo in Europa non pare quindi facile. Tory inglesi e cristiano-democratici tedeschi sono sempre stati su due diversi fronti dell’integrazione europea, ma negli ultimi anni ad alimentare le diffidenze c’è anche la questione dell’appartenenza al gruppo popolare del parlamento europeo, da cui Cameron ha deciso di andarsene come primo atto quando è stato eletto leader del partito.
La questione è stata la centro di uno scambio di battute tra Merkel e Cameron: quest’ultimo ha ribadito, davanti ad un gruppo di studenti, che non ritiene che al momento abbiano molto senso i partiti politici europei, dato che ci sono troppe differenze tra le formazioni politiche dei diversi stati nazionali. Prontamente la Merkel ha risposto che nonostante le differenze ci sono comunque molte cose in comune tra conservatori spagnoli, tedeschi, francesi e inglesi, e ha poi aggiunto ridendo che nonostante Cameron abbia lasciato il Ppe, non si aspetta che «possa entrare a far parte del Partito socialista europeo».
Ma la di là delle battute per stemperare il clima, la verità è che ancora troppe diversità ci sono tra Merkel (e lo spagnolo Rajoy) da un lato e Cameron (e i conservatori della Repubblica Ceca) dall’altro e che le divisioni tra questi due schieramenti rischiano di rendere più difficile il raggiungimento di un accordo a livello europeo sulle misure da adottare e su come portarle avanti. Se fino a ieri Angela Merkel poteva contare sull’appoggio pieno e incondizionato del presidente francese Sarkozy, oggi si trova sola ed isolata di fronte ad una sinistra europea che sta tornando a vincere e ad uno schieramento di conservatori che di fatto preferiscono tutelare i propri interessi nazionali rispetto alla salvaguardia e al rilancio dell’Unione europea.

commenti (2)

da Ottavio inviato il 8/6/2012 alle 13:16
Come al solito, gli inglesi mantengono un ruolo ambiguo, che non mostra chiaramente se partecipino con più convinzione al progetto europeo o agli spregiudicati giochi finanziari in stile Wall Street. Sicuramente, mentre Cameron dichiara di voler salvare l'Euro ma anche di non voler fare nulla di concreto in tale direzione, nei palazzi della City londinese c'è già chi punta tutto sul crollo dell'Eurozona. In effetti, l'Inghilterra più nazionalista e conservatrice (ma anche parte di quella più moderata) si è sempre dimostrata abbastanza "euroscettica." Ora però c'è proprio chi fa apertamente il tifo per il fallimento dell'Euro. Ci sono giornali che riportano le notizie dei declassamenti italiani e spagnoli con un certo malcelato compiacimento, e gli interventi sui forum dei lettori rivelano un clima di diffuso disprezzo non solo verso i soliti PIGS ma, più in generale, verso tutti gli aderenti all'Eurozona. Diciamo che il momento economico non favorisce sentimenti di solidarietà europea, ma nemmeno il tatto diplomatico o quello che dovrebbe essere lo spirito olimpico auspicabile da parte di una nazione ospite. Forse qualcuno dimentica troppo facilmente, o rimuove il ricordo di ciò che favorì l'aggravarsi dei problemi greci... Fu il flop olimpico di Atene 2004.

da magnagrecia inviato il 8/6/2012 alle 19:35
I “bottegai” tedeschi giocano sporco. Poi la “bottegaia” Merkel pretende di fare la lezione agli altri.
Stamane, a Radio3-Prima Pagina, un imprenditore ha denunciato la sua difficoltà a competere con i suoi concorrenti tedeschi (nei mercati arabi), perché questi slealmente (illegittimamente?) ricevono contributi pubblici del 20% all’esportazione.



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