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7 giugno 2012

L’Unità, un dubbio amletico

Curioso, molto curioso, l’utilizzo che Francesco Cundari sull’Unità ha fatto di Shakespeare e del suo Amleto in polemica contro la meritocrazia. Cundari ha tirato fuori un passo dell’Amleto (II,2) in cui il principe di Danimarca rimbrotta Polonio che, richiesto di trattare come si deve una compagnia di attori, rassicura il principe che si curerà di loro come meritano. Al che Amleto: «Per il sangue di Cristo, amico, molto meglio! Trattate ogni uomo secondo il suo merito, e chi sfuggirà alle frustate?» (II, 2). L’uso che fa Cundari del Bardo è curioso per molte ragioni. Come ogni esperto suggerirebbe, nel caso del passo scelto, il riferimento al merito è da ricondurre a un certo discredito morale, che i servitori dello stato riservavano agli uomini di teatro.
Il giovane Amleto, politico per natali e letterato per passione, si cura di richiedere (è un ordine quello che impartisce) al ciambellano Polonio, un trattamento privilegiato per i suoi amici attori (li conosce, li ha già visti più volte recitare). Tutto qua. D’altronde tutto l’Amleto è costruito sull’usurpazione di un trono da parte di uno, Claudio, a cui propriamente non viene riconosciuto alcun merito per occuparlo. Laddove il vecchio re Amleto, assassinato da Claudio, viene considerato un grande regnante in virtù delle molte conquiste territoriali e della gagliarda supremazia geopolitica su tutta l’area nord europea.
L’Amleto è uno sperticato elogio del merito individuale. Non a caso, nel più celebre monologo della storia del teatro (“To be or not to be...” III, 1) proprio Amleto elencherà, tra quanto rende insopportabile la vita, «i calci che il merito paziente (the patient merit) riceve dagli uomini indegni».
Shakespeare è un elisabettiano meritocratico ortodosso, come chiunque abbia un minimo di familiarità coi suoi scritti sa benissimo. Nel Macbeth, quando re Duncan accoglie il suo futuro assassino, lo ricopre di onori e di elargizioni per i meriti conquistati con la sua condotta: «Avessi tu meritato di meno ora il bilancio tra dare e avere penderebbe forse a mio favore. Ma posso solo dire che tu meriti più di quanto potrei darti se ti dessi più di quello che ho» (I, 4).
Nel Giulio Cesare, quando l’alleanza tra Bruto e Cassio comincia a vacillare, il primo rimprovera al secondo di aver dispensato, da senatore, incarichi pubblici a romani che non avevano alcun merito (IV, 3). L’Agcom, s’intende, non era ancora stata istituita.
Ancora. All’inizio del Tito Andronico, Bassiano perora la sua ascesa al Campidoglio chiedendo ai suoi pari «di fare splendere il merito in una limpida elezione» (I, 1). Analogamente, nel Troilo e Cressida si esalta «una scelta, la quale essendo unanime, non può che basarsi sul merito, e scelta e merito uniti produrranno un uomo distillato dalle nostre stesse virtù» (I, 3). Tutta la tragedia di Lear muove, infine, dal discredito del merito nella scelta delle figlie cui dividere il regno: «Ditemi quale di voi tre ci vuol più bene, sì che la nostra liberalità si possa estendere in maggior misura a quella nel cui animo l’affetto naturale di figlia rivaleggia con il merito» (I, 1). Insomma, tutto si può fare, fuorché trattare Shakespeare come fosse Maksim Gor’kij. Un po’ di decenza, please.

commenti (1)

da magnagrecia inviato il 7/6/2012 alle 14:52
Bravo!
Ieri ho pubblicato nel mio blog questo ‘post’, che ha questo incipit:

“E’ dell’altro ieri la diatriba suscitata dalle proposte ventilate dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di incentivare e premiare gli studenti meritevoli, che hanno suscitato una levata di scudi nel PD, segnatamente da parte dell’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni. [1]
Fioroni fa la brava "mamma" democristiana (ma vale lo stesso discorso per tanti compagni ex comunisti), obbedisce ad un riflesso automatico e perpetua la cultura cattolica a-meritocratica e anti-giansenista, che è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo in senso moderno del nostro Paese. [2]
Allora mi piace riproporre questo mio articolo di alcuni anni fa, già in parte pubblicato nel mio ‘post’ “Lettera a Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno (“Terronismo”)” [3], in cui anticipavo queste sue proposte ed in cui trattavo anche della Spagna e di altro. […]”.

“Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742310.html



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