gwcached,8
gwcached,8

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Commenti
7 giugno 2012

Le scorciatoie non pagano

Penso che l’invito del direttore Menichini rivolto alla dirigenza del Pd di tenere i nervi a posto debba essere tenuto in gran conto. Inventarsi nuovi nemici servirebbe a poco per rendere più credibile la proposta del Pd. Ciò che serve è un’altra cosa: convincere gli italiani che attorno al Pd è possibile costruire una iniziativa di governo per portare il paese fuori dalla crisi. E che a differenza del passato se ci daranno la fiducia avremo la forza di rispettare quel mandato.
Il giovane (si fa per dire) Orfini dà uno stitico 5 a Monti. Un voto diverso da quello che, secondo i sondaggi, danno gli italiani, pur avendo dovuto accettare medicine molto, molto amare. Monti resta davanti a tutti i leader politici. Se Monti merita un 5 che voto dà Orfini a se stesso? Perché anche lui è un dirigente politico di primo piano, con la responsabilità di un settore strategico come quello della cultura e dell’informazione. Se vado al sito del Pd trovo molte dichiarazioni e comunicati stampa, poche idee costruttive di un solido posizionamento del Partito democratico.
Non ci sono facili scorciatoie. Se pensiamo di far meglio di Monti, dopo che avremo (se avremo) una solida maggioranza parlamentare dobbiamo essere convincenti. Di fronte all’opinione pubblica italiana e a quella europea. Senza illudere. Dicendo la verità, promettendo poco e mantenendo tutto quello che si promette. Sapendo che abbiamo di fronte a noi una impresa inedita. Ce lo ricordava nel suo ultimo saggio Edmondo Berselli: «Noi europei proveremo a vivere sotto il segno meno: meno ricchezza, meno prodotti, meno consumi...Occorre accingerci a costruire una cultura, forse non della povertà, bensì di una minore ricchezza. Di un benessere più limitato, e sapendo che questo benessere minore si ripercuoterà su ogni aspetto della nostra vita… Proviamoci con un po’ di storia alle spalle, con un po’ d’intelligenza e di umanità davanti». Non è mai successo dal dopoguerra in poi. L’espansione economica consentiva di fare politiche redistributive: aggiungere senza togliere.
Ora bisogna essere capaci di ridefinire le priorità. Togliere il superfluo per conservare l’indispensabile, per dare a chi non ha nulla. Compito improbo, che rimette però al centro un tema caro alle forze progressiste: quello dell’eguaglianza, della lotta all'inaccettabile divario nella distribuzione dei redditi che è cresciuto negli anni della dissipazione.
Tanto per dire: negli ultimi venti anni il peso della spesa per le pensioni è aumentato di 4,7 punti percentuali, quello dell’istruzione invece è diminuito del 5,4 per cento. Certamente conta la profonda modificazione demografica del paese in questi anni, ma pensiamo che questa tendenza sia quella appropriata per un paese lungimirante? E dunque Fornero ha fatto la riforma delle pensioni (con qualche errore, ma con il voto e qualche correzione del Pd) perché è un nemico di classe, come sembra intendere il suddetto Orfini, e con lui una non piccola platea di nostri elettori, lo riconosco, oppure perché quei dati ci inchiodano ad una evidente responsabilità politica, che ha a che fare con l’equità intergenerazionale?
Spiegare, o illudere, come facemmo eliminando lo scalone Maroni, procurando un danno più grande alle successive generazioni di pensionati? Sì, potremmo e dovremmo dare un tono diverso all’azione del governo. Ma se Monti fallisse (e sarebbe un fallimento non riuscire a portare a termine una legislatura vitale) pensiamo che il conto lo paghi Monti? Il conto lo pagherebbero fino in fondo i partiti noi compresi.
E pensiamo che un Monti sconfitto in Italia, anche per nostra decisione, ci aiuterebbe di fronte ai compiti improbi che dovremmo affrontare? Che sarebbe ininfluente nella nostra credibilità? Non è fuor di luogo ricordare a questi giovani nostalgici che le illusioni delle gioiose macchine da guerra hanno già fatto i loro danni. Non serve ritornarci sopra.

commenti (2)

da magnagrecia inviato il 7/6/2012 alle 15:30
Quella Monti-Fornero è l'ottava riforma delle pensioni dal 1992, (cfr. [1] nota 1).
Tutte insieme produrranno nei prossimi decenni risparmi per centinaia di miliardi.
Neppure un centesimo di questi ingentissimi risparmi andrà a ridurre le disuguaglianze o finanziare ammortizzatori sociali universali, rispettivamente, tra le maggiori (cfr. [1], nota 11) e tra i più bassi in ambito OCSE, come rammentato più volte (anche nella Lettera della BCE, cfr. [1], nota 4) da Mario Draghi.
C'è quindi ancora molto da fare: i compiti a casa non sono ancora terminati, cominciando ad esempio dall'introduzione di un'imposta patrimoniale sui grandi patrimoni, proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [1], nota 16), proprio come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità. Ma, come si dice, "passata la festa, gabbato lo santo".

[1] “APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

da De Biasi Marius inviato il 7/6/2012 alle 16:17
Se ci sono, i "giovani nostalgici" (a me sembrano più un artificio retorico di Giarretta per individuare un bersaglio, che un "gruppo" chiaramente definito) non rappresentano che se stessi. La linea del PD espressa da Bersani e dal gruppo dirigente mi pare chiara. Io, che secondo la definizione di Giaretta, provenendo dal defunto PCI, dovrei essere un nostalgico della "lotta di classe", sono assolutamente convinto che l'operazione verità sostenuta dal PD fin dal giorno stesso della costituzione dell'ultimo governo populista e irresponsabile di Berlusconi, doveva esser fatta. Monti ne rappresenta la logica conseguenza. Il governo Monti da questo punto di vista è il NOSTRO governo. Va sostenuto fino in fondo e con assoluta lealtà, per il fatto che, per colpa della destra populista, stiamo sempre e ancora danzando sull'orlo del precipizio. Dimostreremo poi nel 2013 se le nostre proposte, con gli accenti diversi che metteremo oggi, saranno migliori di quelle attuate da Monti, che lavora in un parlamento ancora dominato dalla destra. Sull'importanza centrale del lavoro (siamo l'unico partito ad aver fatto un convegno serio e operativo su tale cruciale tema) e dello sviluppo (dai quale ottenere le risorse per abbattere il debito e promuovere gli investimenti) non ci piove. Puntare sul lavoro vuol dire anche puntare sulla famiglia, alla quale solo le giovani e i giovani che dispongono di un lavoro possono pensare. Discorsi sulla "natura di classe" delle misure di Monti sono sciocchezze irresponsabili. Marius De Biasi - Bolzano



INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,8

gwcached,8

gwcached,8