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2 giugno 2012

Famiglie in pasto alla tv

immagine documento E se la tv facesse male alle famiglie? No, non a quelle a casa, che al massimo litigano per cosa vedere ogni sera. No, la tv fa male alle famiglie che si danno in pasto ai people show. Altro che Grande Fratello, sono certi innocui giochino che mettono a repentaglio i nervi della gente comune, di mamma, papà e figliocci. Prendiamo Mi gioco la nonna, guidato dal sempre ironico Magalli, che meriterebbe forse altri lidi televisivi. Due famiglie si sfidano in giochi di abilità, tipo raccattare palline, giocare a ping pong su tavolino rotante, far di conto su un tapis roulant. La tensione però è palpabile, altro che gioco per divertirsi! I genitori incitano i figli, e viceversa, tanto che Magalli ogni tanto è costretto a dare paterni consigli («Non vi emozionate!») o a raffreddare gli animi («Non litigate!»).
D’altra parte, in ballo c’è il futuro dei piccoli, che sanno di giocarsi i loro sogni. Eh sì, perché mamma e papà di entrambe le famiglie hanno dichiarato a Magalli di voler investire i soldi vinti sui propri figli: c’è chi vuole studiare a Londra o nell’accademia militare, e c’è che vuole iscriversi a un’accademia di danza o di calcio. Pensate che stress per i piccoli. Tanto che alla prova finale il bambino sbaglia, il paparino lo sgrida, il piccolo scoppia in lacrime.

Segreti svelati
E allora alla fine meglio Il momento della verità, reality quiz in onda a notte fonda su SkyUno. Almeno lì il dramma è tra adulti. Lo show americano mette in scena un/a concorrente che si sottopone in segreto alla macchina della verità, rispondendo a 50 domande anche molto intime, senza saperne il risultato. Successivamente viene chiamato/a in studio, e davanti alla sua famiglia e ai suoi cari deve rispondere nuovamente ad alcune di queste domande. Se risponde giusto, ovvero dice la verità confermata dalla macchina, scala il montepremi. Dunque il dilemma è questo: quanti segreti dolorosi siete disposti a confessare ai vostri famigliari in nome del denaro? Il giocatore dice la verità ferendo i suoi cari tra gli applausi del pubblico, felice per la vincita, e lo stupore di quello stesso pubblico, basito per la tremenda realtà emersa. Così si confessano tradimenti, incomprensioni, piccoli reati.
Solo che i concorrenti spesso credono di rispondere il vero ma la macchina li sbugiarda. Chissà cosa succede quando tornano a casa senza soldi e con la propria intimità svelata. Intanto da casa le altre famiglie sono serene, distese sul divano senza stress e con tutti i propri segreti ancora nascosti.

commenti (2)

da magnagrecia inviato il 2/6/2012 alle 12:39
“E se la tv facesse male alle famiglie? No, non a quelle a casa”

No, la tv fa male anche, anzi soprattutto, alle famiglie a casa, adulti e bambini.
Come per il calcio, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che trovare un addetto ai lavori che sia critico fino al punto da mettere il dito sulla piaga e porre in discussione l’intero giocattolo. [1]
La tv è una vera e propria emergenza nazionale, che richiederebbe – al pari delle mafie e della disoccupazione, in particolare femminile e giovanile [2] - una risposta “feroce”.
Lo è sia per i valori – disvalori - prevalenti che veicola (anche quelli minuti, tipo la gestione degli applausi: già alla fine degli anni ’60, ho sentito la fragile Dalida criticare alla tv francese l’abitudine del pubblico televisivo italiano di applaudire “sulla” voce del cantante: perché non si impara dalla prassi severa nell’ascolto della musica classica?), sia diffondendo, per “mitridatizzazione”, ansia e paure, poiché rende esposti e permeabili i telespettatori – anche quelli teoricamente più corazzati, figuriamoci tutti gli altri - ad un sentimento perenne – “sottostante” e perciò quasi sempre inconsapevole - di incertezza, precarietà, pericolo, quindi con conseguente fragilità, nervosismo e talora vere e proprie paranoie ed isterismi.
Sentimento che si aggiunge (ed alimenta vieppiù) al carattere prevalente – culturalmente sedimentatosi nei secoli - femminil-maternale del popolo italiano.
La tv è uno strumento talmente potente che – similmente al vizio del fumo, che per riuscire ad astenervisi definitivamente non ammette mezze misure - è possibile una sola contromisura: farne del tutto a meno.
Ed ascoltare – come faccio io - la radio, beninteso Radio3.
Fate la prova per almeno 1 anno, disfatevi letteralmente del televisore e vedrete la differenza in termini di benessere mentale.

[1] "Il giocattolo calcio"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741511.html

[2] “Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html

da magnagrecia inviato il 4/6/2012 alle 1:26
“La mitridatizzazione televisiva”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742044.html



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