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28 settembre 2011

Lo strappo Cei e i pdl ricattati

Colpiti ma non scalfiti: «Hanno paura»
immagine documento Stavolta non è una reprimenda come le precedenti. Stavolta è uno strappo. Eppure il grosso del Pdl, come un corpo morto, non reagisce. I notabili piediellini-ciellini, ma sarebbe meglio dire quelli che si sono messi in politica utilizzando il blasone di Cl, fanno orecchie da mercante, i falchi insolentiscono e minacciano i vescovi: «Ma sì, ha ragione il cardinale, basta disinvolture finanziarie della chiesa, basta pedofili in tonaca, basta esenzione dall’Ici...», fa sarcasmo Lehner.
E sfotte la Cei il ministro Matteoli: «A Bagnasco direi che anche la Chiesa ha i suoi problemi, chi è senza peccato scagli la prima pietra...».
E il resto dei cattolici del Pdl, al netto dei “professionisti” dei rapporti coi monsignori alla Lupi e alla Formigoni? Niente, neppure un fiato. Un mutismo che ieri, confidandosi con Europa, un importante prelato ha commentato così: «Hanno paura».
Perché nessuno chiede un passo indietro del Cavaliere? Perché quel Formigoni che al Meeting di Rimini aveva auspicato, off the records, un discorso di fine anno di Berlusconi con l’annuncio di un suo ritiro, ha poi rinnegato le sue parole allineandosi al berlusconismo “senza se e senza ma” e ieri ha diffuso una dichiarazione fotocopia di quella di Lupi in cui ripete stancamente il mantra: «Il monito di Bagnasco è indirizzato a tutti e non a una parte soltanto»?
Anche chi nel Pdl non ha nulla da perdere, chi non ha posti di governo, né incarichi parlamentari o di partito ha paura. «Qualcuno ha scheletri nell’armadio – ammette un ex coordinatore regionale di Forza Italia ora parlamentare del Pdl – altri no: ma in ogni caso tutti temono il metodo Boffo. I dossier, la diffamazione. Il confine tra i salvatori della patria e i traditori è sottilissimo: se ti chiami fuori, se rompi, non c’è certezza di salvare la patria, viceversa c’è certezza di essere fatti a pezzi. Mi fa ridere sentire le urla contro le intercettazioni. Io so, come molti, che tanti di noi sono stati tenuti sotto osservazione e sì, anche intercettati, e non intendo dire dalla polizia giudiziaria.
Ancora un anno fa Tremonti mi confidò: “Io andare contro Berlusconi? No, è troppo pericoloso, è ancora troppo forte”».
Figurarsi ora che è in disgrazia e che il suo ex braccio destro Marco Milanese è stato “salvato” da Berlusconi (complice la Lega di Bossi e Maroni). Tremonti, che tra i pidiellini è il più potente, è oggi ostaggio di un Berlusconi che affoga più di quanto questo Berlusconi non lo sia del ministro dell’economia.
Il potere è collante potente, ma la paura è cemento più forte ancora. «Quando si andrà alle urne la pagheremo cara: Confindustria, i sindacati, i vescovi...», ragiona un altro esponente del Pdl, cattolico, meridionale, area ciellina. «Alle elezioni come sempre Cl farà quello che dice la Chiesa, non quello che dicono Lupi o Formigoni. Berlusconi ci sta portando alla rovina e nessuno ha il coraggio di dirgli: grazie, ma ora fatti da parte».
L’intervento di Bagnasco, in questo senso, è stato «uno spartiacque », ha riconosciuto ieri con onestà il Giornale di Feltri e Sallusti («I vescovi si fanno partito»). Lo dice apertamente, unico nel Pdl, anche Sandro Bondi: che ha di conseguenza coerentemente accusato Bagnasco di «ipocrisia moralistica», di «tentazione politicista» e di aver pronunciato parole «unilaterali» contro Berlusconi, di cui ieri l’ex ministro dei beni culturali parlava più che mai in veste di ventriloquo. Quella della Cei è una svolta. Ma la litania dei rari pidiellini cattolici parlanti, tra viltà e terrore, è sempre la stessa, nella scia Lupi-Formigoni: Bagnasco non ce l’aveva con Berlusconi, Bagnasco non è Bertone.
Né aiuta la causa Giuliano Ferrara che ieri sul Foglio è ricorso ad argomento alquanto logoro: quello che la Chiesa deve tener conto che l’erotomane di Arcore «ha costruito una maggioranza di governo» e che buttarsi col centrosinistra e «premiare i sostenitori del preservativo, dell’aborto, della RU486, questa sì sembrerebbe un’evidente imprudenza pastorale e teologica». Argomento depistante. Non è certo a sinistra che vuol buttarsi la Cei.
Le basterebbe, si dice tra i monsignori, che Berlusconi lasciasse spazio lui stesso a un altro governo, il che restituirebbe di per sé più credibilità e rispettabilità all’«immagine del paese all’esterno che viene pericolosamente fiaccata». Da lui. Se non reagiscono neppure aiutati dai vescovi, cos’altro aspettano i silenti del Pdl? «Che qualche alta istituzione politica inviti Berlusconi a dimettersi, magari all’arrivo di una sentenza di condanna al processo Mills». Il Colle? Chissà se è fantapolitica o se si sta davvero correndo verso questa guerra nucleare.

commenti (1)

da magnagrecia inviato il 28/9/2011 alle 13:31
Bell’articolo!

Giusto, hanno paura del metodo Boffo, ma questi del PDL attorno a Silvio B., altro che nani e ballerine: se non sono complici e/o dalla coscienza sporca, sono dei mediocri, dei miracolati, delle mamme vicarie in servizio permanente effettivo, degli utili idioti ben retribuiti.

Difficile che la soluzione venga dal Colle (l’unica Autorità “sovraordinata” al PdC, che capisce solo il linguaggio del bastone nodoso): il compagno presidente Napolitano non è una persona coraggiosa.



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