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8 luglio 2010

Margherita, un problema c’è

Anche in politica il trascorrere del tempo accende la nostalgia, e con le lenti della nostalgia i colori del passato ci appaiono sempre più brillanti.
Qualcosa del genere sta accadendo per la Margherita. Spetta a chi ne ha formale responsabilità decidere se e quando convocare l’assemblea federale nei limiti consentiti dagli atti approvati dall’ultimo congresso. Ma la semplice evocazione di questa ipotesi ha un valore politico perché mette in circolo, appunto, una certa nostalgia per la Margherita. Che del resto ha buone ragioni di esistere, visto che è stata davvero un’esperienza originale e di successo.
Originale innanzitutto. Perché nel profilo identitario, nelle idee e in parte (solo in parte) nel modo di organizzarsi la Margherita è stata un partito nuovo. La discontinuità con le tradizioni del Novecento, che spesso oggi sentiamo soltanto predicare, lì fu sperimentata davvero. E con successo.
In soli sei anni si può dire che abbia raggiunto il proprio scopo fondamentale: aggregare forze progressiste di diversa tradizione attorno a un progetto di innovazione europeista del paese; e in questo modo contribuire alla leadership del centrosinistra mettendo in discussione l’appannaggio esclusivo della tradizione post Pci. Questo successo ha reso possibile l’apparente utopia scritta nel progetto dell’Ulivo: mettere in un solo grande partito le diverse tradizioni ed esperienze progressiste, quelle storiche e quelle scaturite dai nuovi movimenti. E creare le condizioni di partenza perché questo grande partito non si riduca a una ulteriore tappa dell’evoluzione della sinistra postcomunista ma sia in grado di essere, a sua volta, originale e di successo.
La nascita del Pd non ha segnato dunque solo la conclusione della Margherita, ma anche il compimento della missione per cui era nata.
A quanti ora lamentano che quella conclusione sarebbe stata troppo affrettata, o addirittura si chiedono se non sia reversibile, vorrei ricordare che anche in quella storia di originalità e successo non erano mancate delusioni e sconfitte. Il che spiega, una volta riposte le lenti della nostalgia, perché lo scioglimento della Margherita per dar vita al Pd fu accettato da quasi tutti come scelta naturale e addirittura accolto da alcuni con sollievo.
Il partito nuovo, infatti, soffriva a causa di errori e problemi antichi. La nascita della Margherita aveva avuto tra i suoi protagonisti, a cominciare dal leader e fondatore, anche un ceto politico venuto alla ribalta nelle stagioni dell’Ulivo, dei sindaci, di mani pulite, delle culture radicali e ambientaliste. Ma in pochi anni la porta girevole con il territorio e i movimenti della società aveva ricominciato a bloccarsi ridando priorità più alle antiche appartenenze che alle future destinazioni. Il famoso amalgama era così entrato in crisi. All’avvicinarsi del Pd, i popolari scelsero di giocare nel nuovo partito come ex Ppi e non come ex Margherita, così incrinando la leadership di Francesco Rutelli, a sua volta minata dalla scommessa teodem.
Il risultato delle scelte di quell’ultima stagione, visto a cinque anni di distanza, è stato negativo. Indebolendo l’originalità della Margherita tutti siamo arrivati più deboli al compimento della sua missione. E non mi pare che presentare la novità del Pd come confluenza tra gli eredi di due tradizioni (post ds e post ppi) abbia portato fortuna.
Dunque l’esperienza della Margherita giunse alla sua conclusione non solo perché sciogliendosi faceva nascere il Pd, ma anche perché si stava in ogni caso concludendo. Oltre all’ovvia impossibilità di riproporre tal quali esperienze del passato, anche il modo in cui quella vicenda si concluse rende impraticabili e fantasiose le ipotesi di una seconda vita della Margherita.
Ma questo non attenua la serietà del problema politico che sta dietro all’affacciarsi di simili ipotesi. Dietro alle fantasie sulla seconda vita della Margherita ci sono i problemi della vita attuale del Pd, che non si limitano alle discussioni interne che affiorano sui giornali, sui nomi, sui simboli, sullo spazio riservato alle diverse storie e tradizioni.
Il problema è se il Pd sia in grado o meno di svolgere il ruolo per il quale lo abbiamo fondato. Oggi serve più che mai un grande partito plurale e riformista, capace di attrarre voti anche in aree diverse dagli insediamenti tradizionali della sinistra, di contendere al Pdl il ruolo di primo partito, di essere il perno di una maggioranza che, al contrario dell’Unione, mantenga le promesse di innovazione e cambiamento.
Di un Pd alfiere dell’innovazione e della società aperta c’è bisogno proprio in tempi di pericolosa crisi. Un Pd che abbia il coraggio di scegliere la modernizzazione e che non insegua la destra nel cavalcare le paure generate dalla globalizzazione a colpi di protezionismo e misure anti immigrazione. Un Pd che non si faccia incantare dall’antimodernismo di Bossi e Tremonti che dietro agli anatemi contro il “mercatismo” nascondono l’ideologia di “Dio, piccola patria e famiglia”. Un Pd del nuovo secolo che dia giusto peso alle priorità di oggi: green economy, digitale, education, Europa.
Se il Pd non fosse all’altezza di questo ruolo. Se, per scelta o per inerzia, si accontentasse di amministrare una forza del 20-25% «più coerentemente di sinistra», allora inevitabilmente si produrrebbe un vuoto. Certo non sarà la Margherita a riempire quel vuoto. Ma è altrettanto certo che l’eventuale fallimento del progetto Pd non potrebbe avere come sbocco solo terze forze centriste.
Abbiamo ancora la possibilità, oltre che il dovere, di far vincere il progetto del Pd. Sapendo che la sua sconfitta sarebbe la sconfitta di noi tutti. E che porrebbe inevitabilmente il problema di un diverso assetto del centrosinistra. Per rispondere, in altro modo, proprio a quelle domande che la Margherita nascendo aveva sollevato e che tre anni fa ha affidato al Pd.

commenti (8)

da magnagrecia inviato il 8/7/2010 alle 0:18
“un Pd alfiere dell’innovazione e della società aperta”?

Belle parole e nobili obiettivi. Io mi permetto di suggerire, intanto, di cominciare dal realizzare un PD dai CIRCOLI – territoriali o d'ambiente od on-line – APERTI E FUNZIONANTI, per obbligo regolamentare inderogabile, posto in capo ai rispettivi Coordinatori a pena di decadenza, prevedendo una sanzione congrua anche per i Segretari provinciali.
Per l'innovazione, invece, - nulla di personale, beninteso – io, che sono più vecchio di lui, inviterei il bravo Paolo Gentiloni a programmare di trovarsi (entro i prossimi tre anni?) un altro mestiere per lasciare spazio – lui ed i suoi coetanei o maggiori d'età - alle generazioni successive, perché, al di là delle buone intenzioni di tutti e aggiungerei persino della qualità dei subentranti, per innovare occorrono aria nuova ed energie fresche, spirito positivo e propensione al rischio, ma – in Italia e nei partiti politici - soprattutto regole inderogabili per togliere il tappo generazionale e favorire il ricambio.

da thomas more inviato il 8/7/2010 alle 10:41
Non saranno le nostalgie che faranno il successo o il tracollo del PD ma la linea politica. Con la segreteria Bersani la svolta c'è stata: Pd partito di sinistra! è innegabile e questo è il problema per chi di sinistra non lo è mai stato.
I segnali? Pd partito del lavoro nell'accezione sinistrese; "compagni" nel significato sinistrese; partecipare allo sciopero CGIL senza CISL e UIL: grande stupidaggine perché si deve e si può partecipare a scioperi unitari altrimenti si sta a casa!
Sono usciti dal Pd esponenti non secondari della Margherita senza un cenno di attenzione da parte di Bersani. Offensivo.
Il PD è ormai percepito di sinistra e basta.
Cosa si pretende dalla base non di sinistra? E' questo il "partito nuovo"? No, è il vecchio incredibilmente riproposto.

da magnagrecia inviato il 8/7/2010 alle 13:39
@ thomas more
Premesso che io non ho votato per la mozione di Bersani, trovo che le tue osservazioni mi sembrano frutto non di un giudizio ragionato, ma di pregiudizio.

1.“lavoro nell'accezione sinistrese”? Che cosa vuol dire? Forse che concerne soltanto il lavoro dipendente? Da quali dichiarazioni o addirittura azioni concrete di Bersani lo deduci? A te l'onere della prova.
2.“Compagni nell'accezione sinistrese”. C'hai pensato molto prima di scriverlo o t'è venuto di getto?
3.La CGIL non doveva scioperare da sola? Ma dove hai vissuto nell'ultimo mese e mezzo, sulla Luna? Perché la tua è un'affermazione lunare: la CGIL ha scioperato contro una manovra correttiva crudele ed iniqua, molto iniqua, che addossa l'onere dell'aggiustamento dei conti pubblici sulle spalle di categorie deboli o debolissime, a reddito basso, bassissimo o addirittura pari a zero – che perderanno introiti di migliaia o decine di migliaia di € -, mentre tutti i percettori di reddito privati, ad eccezione dei grossisti di farmaci e dei farmacisti e dei beneficiari di stock option, per la parte eccedente il triplo della retribuzione fissa (vale a dire nessuno, neanche Passera o Profumo), compresi un miliardario come Berlusconi, un milionario come Tremonti o un abbiente come Sacconi, che l'hanno ideata ed attuata, non pagheranno – letteralmente - neanche un centesimo.
In tutto l'iter, formalmente ed informalmente, c'è stato il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei sindacati UIL e CISL, mentre la CGIL - tranne l'incontro formale presso Palazzo Chigi con tutte le rappresentanze sociali - è stata completamente esclusa.
Ho contattato più volte la UIL e la CISL di Roma durante l'iter del DL 78: ne ho tratta l'impressione, anzi la convinzione, di una sostanziale acquiescenza alle decisioni del governo, peraltro riscontrabile anche sui loro siti (Angeletti, l'ho sentito io in tv, aveva preventivato un rinvio del pensionamento al massimo di 2-3 mesi), tant'è che nell'ultima telefonata ai rispettivi funzionari dell'Ufficio Previdenza, ho rivolto dure critiche al loro operato, che ho poi ribadito in 2 e-mail indirizzate ai rispettivi Segretari generali, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni.
Critiche severe – e giudizio negativo - che non posso che confermare anche qui ora. E tu accusi la CGIL? Davvero lunare.
4.Un partito nuovo? Urge, invece, una mentalità nuova, non succuba del pregiudizio, ma capace di usare il raziocinio nel valutare le parole e soprattutto gli atti.

da thomas more inviato il 8/7/2010 alle 15:54
Ooohhh...rispondo.
1. Lavoro nell'accezione sinistrese (di Bersani) è solo il lavoro dipendente! ti sembra nuova?
2.mi è venuta naturale...
3.La CGIL è un sindacato, Cisl e Uil pure! Bersani è segretario di un partito politico che dovrà finalmente saper distinguersi anche dalla CGIL! Oppure questo sindacato è "vergine e puro e intoccabile"? Sicuramente te ne sei reso conto che questo è e sarà un atteggiamento insuperabile da parte di certa sinistra. Posso contestarlo energicamente, come avrei fatto contro il 40% del referendum Fiat?
4.Sono d'accordo urge una mentalità nuova non succuba del pregiudizio, ma capace di usare il raziocinio nel valutare le parole e soprattutto gli atti.

Ma questo è l'eterno ritardo culturale di certa sinistra conservatrice a cui si ha paura di dirglielo.

da magnagrecia inviato il 8/7/2010 alle 18:34
1.Non dovresti chiamarti Thomas More, ma Aristotele. Ipse dixit? A me non sembra nuova, è solo falsa, perciò ti ho chiesto di provarla.
2.Ci credo, la mia ironia voleva rimarcare proprio il tuo pregiudizio verso i “compagni”, ma tu non l'hai colta appieno; d'altra parte, detto in generale beninteso, la persona intelligente non si lascia mai dominare dal pregiudizio.
3.Io non sono mai stato iscritto alla CGIL, quando (negli anni '70) ne ho avuto l'occasione e se lo meritava, l'ho criticata e contrastata apertamente nei luoghi di lavoro; la critico tuttora, quando se lo merita. Ma questo non m'impedisce di condividerne una decisione sacrosanta di fronte ad una manovra correttiva molto iniqua, vera macelleria sociale, che fa pagare i poveri e risparmia i ricchi, varata con l'avallo sostanziale di UIL e CISL, gli unici sindacati europei che non hanno proclamato uno sciopero contro le rispettive manovre correttive, in altri Paesi molto, ma molto più eque. Questo è un fatto di una evidenza palmare, di fronte al quale la persona intelligente intelligentemente si inchina, mentre lo stupido si parla addosso, asseconda il suo pregiudizio e discorre d'altro e, per effetto della terribile coazione a ripetere, colpisce il bersaglio sbagliato.
4.Dunque, non proiettare sugli altri un tuo limite evidente, o, se preferisci, evangelicamente, detto da non credente, non guardare la pagliuzza nell'occhio degli altri, ma la trave che è nel tuo.

da thomas more inviato il 8/7/2010 alle 19:42
Bene. Miglior chiusura non c'è.

Io pensavo che i trinariciuti fossero solo un'invenzione del Guerreschi...

da magnagrecia inviato il 9/7/2010 alle 12:14
Dedicato da un anti-trinariciuti per indole, formazione e cultura a tutti gli "aristotele" trinariciuti di ogni chiesa e colore, di cui purtroppo anche il Partito Democratico abbonda.

Bersani (mozione congressuale):
"Noi siamo il partito dei lavori e dei ceti produttivi. Vogliamo tornare nei luoghi in cui si fatica e si produce, ascoltare chi intraprende e chi rischia in proprio. Vogliamo promuovere una nuova dignità del lavoro contro la rendita e il profitto sganciato dal merito. Vogliamo parlare a chi il lavoro non cel'ha o convive con insopportabili forme di precariato. Vogliamo contrastare ogni forma di sfruttamento e insicurezza, così come la conservazione corporativa di privilegi e monopoli".

da thomas more inviato il 9/7/2010 alle 13:33
Ahh finalmente!... ora tutto mi è più chiaro.



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